Il Tirreno

Pistoia

Canoni calmierati ma troppo alti Spes pronta a ridurli

di Eleonora Ferri
Canoni calmierati ma troppo alti Spes pronta a ridurli

Deserto il bando per gli alloggi sociali del Villaggio Belvedere e anche gli attuali inquilini non ce la fanno a pagare l’affitto

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PISTOIA. Alloggi popolari troppo cari, e i bandi di assegnazione vanno deserti. Succede a Pistoia, in via Vecchio Uliveto, nel quartiere Belvedere, dove si trovano 22 alloggi costruiti nel 2009 dalla Spes e affittati tramite una procedura con canone calmierato.

Canoni di affitto ribassati definiti però nel 2009, e che adesso risultano troppo alti per i prezzi di mercato attuali. Per questo gli inquilini non ce la fanno a pagare: tre famiglie sono sotto sfratto per morosità, mentre altre due hanno lasciato le abitazioni. E l’ultimo bando pubblico emesso dalla Spes per affittare i due appartamenti vuoti è andato deserto, nessuno ha partecipato.

Le case di via Vecchio Uliveto sono alloggi sociali ad affitto calmierato, una via di mezzo fra edilizia popolare e libero mercato, e fanno parte di un accordo siglato più di dieci anni fa fra Comune di Pistoia e Spes, di durata trentennale.

Una convenzione stipulata nel 2009 fra il Comune (proprietario del terreno su cui sorgono gli alloggi) e la Spes, che ha costruito gli appartamenti. I canoni di locazione furono regolati dai patti territoriali fra sindacati, ditta costruttrice, Comune e spes.

«Il primo bando indetto per questi affitti calmierati prevedeva di attenersi ai patti territoriali, che all’epoca predisponevano affitti bassi, adesso però quei prezzi sono diventati troppo cari» spiega Paolo Bechi, della Spes.

I costi d’affitto di queste unità immobiliari partono da un massimo di 550 euro (per appartamenti anche di 100 metri quadrati) e vanno a scalare a seconda delle dimensioni.

Il Comune ha richiesto alla Spes di abbassare i prezzi di affitto. Richiesta accolta dal consiglio di amministrazione della Società pistoiese di edilizia sociale.

«Ci siamo resi disponibili a ribassare i canoni d’affitto – spiega Bechi – però abbiamo chiesto di allungare la durata della convenzione trentennale fra noi e il Comune. Adesso l’amministrazione sta valutando questa nostra proposta».

La convenzione prevede che i canoni possano essere rivisti solo con un accordo bilaterale.

Ad evidenziare la situazione, il consigliere comunale Alessandro Tomasi, che sulla questione ha presentato un interpellanza, chiedendo al Comune di rivedere la situazione in tempi brevi.

«Oltre all’affitto – spiega il consigliere – ogni famiglia deve sostenere i costi condominiali, che fin da subito si sono rivelati molto alti, anche per colpa di errori nella costruzione delle case e di impianti centralizzati poco efficienti».

I problemi infatti, non si fermano al canone di locazione: anche la manutenzione e gli impianti condominiali risultano mal messi o troppo costosi.

«Per i consumi alti abbiamo già fatto fare dei preventivi per andare incontro agli inquilini. Per prima cosa stiamo valutando di rivedere l’impianto di riscaldamento, anche se questo ci costerà un po’» spiega Bechi.

Intanto, sul bando andato deserto la Spes puntualizza: «Se i bandi continueranno a non riscuotere adesioni, anche dopo un eventuale abbassamento dell’affitto del 10-20%, per esempio, si imporrà una riflessione sugli affitti calmierati».

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