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Rinasce la compagnia tutta montana “L’Ora d’aria”

di Elisa Valentini
Rinasce la compagnia tutta montana “L’Ora d’aria”

L’iniziativa di alcuni ex studenti e un prof dopo sette anni di pausa

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SAN MARCELLO. «Il teatro è così infinitamente affascinante – sosteneva Arthur Miller – perché è così casuale. È come la vita». Ed una sera, quasi per caso, è ricominciata l’avventura della compagnia teatrale di montagna “L’ora d’aria”, diretta dall’ex professore di italiano dell’Istituto superiore di San Marcello, Gian Piero Cioni, in pensione da settembre scorso. Dopo una pausa di 7 anni “L’Ora d’aria”, nata nel 2002 assorbendo alcuni studenti diplomati e fuoriusciti dalla compagnia teatrale scolastica “Fermi tutti!”, ha debuttato domenica 17 al teatro di Dynamo Camp, a Limestre, con lo spettacolo “Antipasto e tris di primi”.

«Siamo un bel gruppo – spiega Cioni – una ventina tra attori ed operativi, dai 20 ai 36 anni. Per età, io faccio eccezione. L’80 per cento ex studenti della scuola di San Marcello, diverse nuove leve, ma anche un giovane da Pistoia ed un insegnante. La compagnia sospese l’attività nel 2007: chi, avendo iniziato a lavorare, aveva meno tempo libero, chi si era sposato e aveva avuto figli... Anche nel nuovo gruppo ci sono dei genitori e ci vuole impegno: proviamo le commedie dopo cena, fino a notte fonda. Ma l’entusiasmo non manca».

«A tavola, durante una cena – racconta Alessandro Di Rocco, uno degli attori – ci venne l’idea di ricominciare. Non è facile conciliare il teatro, che comporta tanto lavoro anche dietro le quinte, con gli impegni quotidiani, ma l’entusiasmo del prof Cioni è contagioso».

«All’inizio eravamo scettici per i tanti impegni – aggiunge l’attrice Serena Innocenti – ora non vediamo l’ora del debutto. Ma il vero divertimento è il prima e il dopo lo spettacolo, fra prove e cene».

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Il richiamo ad Expo nel nuovo spettacolo è casuale. Già da due anni Cioni aveva fissato il titolo “Tris di primi” e scelto tre atti unici da mettere in scena: “Pranziamo assieme” di Peppino De Filippo, “La morsa” di Luigi Pirandello e “La mamma buonanima” di George Feydeau.

«C’è complementarietà, il periodo della Belle époque, ma anche tante differenze di emozioni e suggestioni, come accade per tre primi piatti di sapore diversificato – spiega il prof regista – Si è aggiunto poi un “antipasto” (“Io voglio vivere” di Arkadij Avercenko) perché nuove persone hanno chiesto di recitare. Se si esclude il laboratorio teatrale della scuola di San Marcello, che tuttora dirigo da esterno, siamo gli unici a fare teatro convenzionale in montagna. È la prima volta che rappresentiamo al teatro di Dynamo. Da sempre ci sono mancati gli spazi per provare ed allestire le scenografie: in passato ci siamo malamente arrangiati. La disponibilità di Dynamo Camp ad ospitarci è stata provvidenziale».

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