Il dolore
Il pirata della strada chiede scusa sul web
Intanto è fuori pericolo la donna che è stata travolta in via Fiorentina: ha aperto gli occhi e ha riconosciuto i due figli
QUARRATA. «Quello che ho fatto è qualcosa che mi porterò dentro per sempre. La cosa peggiore, ve l’assicuro, è aver segnato in maniera indelebile un’altra famiglia. Se vi dovesse capitare ciò che è successo a me, sconfiggete la paura e fermatevi».
Lancia il suo appello e chiede scusa attraverso Facebook Mirko Monaco, trent’anni, la cui vita è cambiata in un solo istante, alle 22, 30 di lunedì scorso, quando, in preda al terrore, ha spinto sull’acceleratore per scappare via. Alle spalle, in fin di vita, si è lasciato la donna che aveva appena travolto con il suo fuoristrada. Lei, Graziella Palmisano, di Valenzatico, mamma di Alessandro, 21 anni, e di Laura, 16, nonostante le ossa delle gambe fratturate e le costole rotte, è riuscita a uscire dal fosso in cui l’auto guidata dal giovane magazziniere quarratino l’aveva scaraventata, al di là del guardrail, lungo la Fiorentina. Poi, a causa di un violento trauma cranico, è caduta a terra, in coma.
Mirko Monaco, sconvolto, sapeva di aver fatto qualcosa di irreparabile. Ieri, dopo l’arresto avvenuto all’alba di martedì per omissione di soccorso, e dopo che il giudice, nella tarda mattinata dello stesso giorno, lo ha rimesso in libertà in attesa del processo (ritenendo ingiustificata la misura cautelare degli arresti domiciliari chiesta dal pm per il rischio di reiterazione del reato, visto che al giovane è stata ritirata la patente), ha affidato pentimento, dolore e scuse alla propria pagina Facebook.
«Sono qui perché è giusto metterci la propria faccia anche nei momenti più bui. Quel che mi è successo, che ho fatto – scrive – è qualcosa che mi ha già segnato nel profondo. Non mi sono mai ritenuto un criminale, ma nel momento del fatto sono caduto in uno stato di choc che non riesco a descrivere».
A spaventarlo, adesso, non è il conto aperto con la giustizia -–quel processo che sarà celebrato il 16 febbraio prossimo per rito abbreviato – ma «l’aver segnato in maniera indelebile un’altra famiglia. L’unico mio pensiero – scrive – va alla signora che sta lottando in un letto d’ospedale e a tutti i suoi affetti».
Graziella Palmisano, 43 anni, ricoverata nel reparto di terapia intensiva dell’ospedale di Careggi, ieri ha aperto gli occhi. «Sta meglio – spiega il figlio Alessandro, 21 anni e una tempra da uomo – Riesce a parlare e a muovere le braccia. I medici dicono che è fuori pericolo di vita ma che ci vorrà del tempo per riaverla a casa».
Quando la donna, operaia da pochi mesi della Nove Alpi di via Fiorentina, ha visto i suoi due figli, li ha subito riconosciuti. «Non dovrebbero esserci danni cerebrali. Della botta – continua il primogenito – non ricorda niente. Voleva sapere cosa fosse successo ma adesso deve solo stare calma. Ha un polmone perforato per via delle costole rotte. L’operazione alla testa (nella notte tra lunedì e martedì, ndr) è andata alla perfezione».
Del pirata della strada, non vuol parlare. Lui, Monaco, scrive di non aspettarsi il perdono, e di augurarsi solo che «questa signora possa vincere la battaglia».
E poi, lancia un appello: «Certe storie – scrive – si sentono spesso in tv e si dicono molte cose, ma quando ti ci trovi fai i conti con reazioni strane della propria testa che son difficilmente controllabili. Se vi capita sconfiggete le paure e fermatevi. Ve lo dico col cuore, a tutti... perché dopo è davvero dura far i conti con noi stessi».
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