Emorragia di espositori al mercato antiquario
Pistoia, dimezzati gli operatori, che accusano: troppi vincoli e tasse. In arrivo un incontro con l’assessore
PISTOIA. Sos per il mercato antiquario di Pistoia. L'appuntamento cittadino nella "Cattedrale" ex Breda coi vecchi libri, mobili, dipinti e oggetti d'epoca, nel secondo weekend di ogni mese, rischia la morte. L'emorragia di espositori, e conseguentemente di frequentatori, negli ultimi tre mesi, marzo, aprile e maggio, è via via aumentata fino a sfiorare il 50%: da 80 a 42 espositori, compresi gli "spuntisti", quelli che, non avendo un posto fisso, sperano nelle assenze dei titolari.
«Il Comune non ci aiuta», è l'accusa dei venditori. Chiamato in causa, l'assessore al commercio Tina Nuti ha dato loro appuntamento per il prossimo martedì 19. «Sta di fatto - precisano alcuni antiquari - che questo appuntamento pistoiese che fu, un tempo al terzo posto in Toscana, dopo Arezzo e Lucca, e che pure aveva voce in capitolo in campo nazionale, adesso è molto meno prestigioso ed ambito. Al momento è più frequentato perfino il contemporaneo "mercatino" della domenica, di un paesino vicino di casa, come Seano, in provincia di Prato».
Succede perfino che qualcuno compra a Seano e vende a Pistoia. «A Pistoia - osservano ancora i venditori - siamo oberati da leggi e leggine, nazionale e comunali; talvolta si paga più di quanto s'incassa, mentre chi mette su banco a Seano, lo fa liberamente, senza avere a che fare con Iva, Irpef, Camera di commercio, né altri vincoli di legge».
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I "commercianti in cattedrale" non si danno comunque per vinti. Credono in un rilancio, «a patto che le istituzioni locali aprano occhi, cuore e intelligenza». «Desideriamo rinnovare un ambiente originale, remunerativo e vitale, perfino divertente. Dove ritrovare la memoria della storia, dove anche si fa conoscenza con la cultura, l'arte e l'autentico artigianato. Purtroppo, ci viene il dubbio che "in alto loco" serpeggi un colpevole disinteresse. Per esempio, si nota la mancanza totale di pubblicità, con conseguente disinformazione, l'inesistenza di un punto confortevole di ristoro, la difficoltà di scarico e carico. E perché non creare un salotto, dove discutere, proporre, confrontarsi e migliorare i rapporti tra chi vende e chi compra?»
Non sarebbe il caso - suggeriscono ancora i negozianti - di abbinare al commercio, ogni secondo weekend, manifestazioni di richiamo culturale e popolare, quali esposizioni di prodotti tipici locali o delle tante eccellenze che danno pregio a Pistoia?
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