Toscana
Alla ribalta i giovani leoni dell’arte pistoiese
Pistoia, al Pecci di Prato le giovani leve del territorio alla ribalta con la mostra TU35 – Geografie dell’arte emergente in Toscana
PRATO. La giovane arte del territorio pistoiese alla ribalta da oggi, giovedì 14 maggio, alle 16, con l’inaugurazione della mostra «TU35 – Geografie dell’arte emergente in Toscana», il progetto indetto organizzato dal Centro Luigi Pecci negli spazi di Officina Giovani a Prato.
Il tutto per una panoramica toscana non solo di arte visiva ma anche musica, cinema, video, multimedia e design. Oggi l’inizio con la mostra dal titolo «Romanzo Pistoia» a cura di Giacomo Bazzani e Alessia Lumini che hanno selezionato i seguenti artisti, designer e architetti: Emilio Baria, Linda Bonacchi, Martina Bruni, Jonathan Calugi, Francesca Catastini, Matteo Chiarello, Cristiano Coppi, Mariangela Della Notte, Zoe Gruni, Andrea Lunardi, Francesco Marraccini, Marco Tomaselli, aS.
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In particolare Zoe Gruni risale ai miti indigeni dell’Amazzonia per dare senso allo spaesamento delle metropoli sudamericane; città anonime, neglette e poi redente, sono raccontate negli scatti di Matteo Chiarello, dal celebre mercato di Marrakech Djemaa el-Fna ai palazzi delle Fornaci.
Città viste a volo d’uccello, per farne nuovi improbabili romanzi, sono le protagoniste delle opere di Cristiano Coppi o vengono raccontate nei timelapse da Los Angeles di Marco Tomaselli. Tempi e luoghi remoti si cristallizzano nella ricerca d’archivio e fotografica sugli antichi teatri anatomici di Francesca Catastini.
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Tempi e luoghi che riescono a raccontare dei qui ed ora determinati nelle installazioni ambientali pittoriche di Andrea Lunardi o nei disegni/racconti di Linda Bonacchi. Racconti di un sé emotivamente incerto e ambiguo si ritrovano nelle immagini di Mariangela Della Notte.
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Un sé aperto ad una storia tutta da scrivere, nei luoghi ameni e de-antropizzati dalla natura, si scopre invece negli scatti della montagna pistoiese di Francesco Marraccini. Un manto bianco intonso, in procinto di essere scritto che rievoca la transitorietà dell’esistenza che viene fermata con una leggerezza inaspettata nelle immagini di Martina Bruni.
Una transitorietà che invece si traduce in un happening vitale e creativo, libero e inaspettato, nel Creative Camp di Jonathan Calugi. Se Emilio Baria ripensa lo spazio attraverso il design, aS ne struttura i legami, facendo delle piante in vaso un luogo d’incontro.
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