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Un anno di carcere alla pediatra del Ceppo per la morte della piccola Helena

Un anno di carcere alla pediatra del Ceppo per la morte della piccola Helena

La bambina, 4 anni, fu stroncata da influenza e gastroenterite nel maggio 2011. L'avvocato di parte civile: stupiti che l'Asl non abbia effettuato verifiche autonome sul caso

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PISTOIA. E' stata condannata a un anno di carcere (con la sospensione condizionale) e al pagamento di provvisionali per complessivi 260.000 euro la pediatra dell'ospedale del Ceppo Simona Diamario, 42 anni, sotto processo per la morte in reparto, della piccola Helena Volpicelli, 4 anni di età, uccisa dalle complicazioni di una grave forma di gastroenterite. La dottoressa era accusata di omicidio colpo. La sentenza è stata pronunciata dal giudice monocratico Luciano Costantini martedì 12 maggio. La richiesta della procura era stata lievemente superiore: un anno e tre mesi.

Si è concluso così un processo iniziato nell'ottobre 2013, due anni dopo la tragica morte della piccola Helena. La bambina viveva con i genitori Pietro Volpicelli, 48 anni, e Maria Benintende, 46, e con le due sorelle. Il 15 maggio 2011  la mamma la portò al pronto soccorso dell'ospedale del Ceppo, dove fu visitata e dimessa con la diagnosi di influenza con gastroenterite acuta e la prescrizione di lavaggi nasali, un medicinale per la febbre e una terapia antibiotica per i giorni successivi, in caso di peggioramento dei sintomi. Ma la bimba peggiorò subito e la mamma si recò di nuovo in ospedale il 16 maggio, quando la piccola Helena venne ricoverata in pediatria.

La pediatra di turno era la dottoressa Diamario. In una drammatica udienza, giusto un anno fa, Maria Benintende raccontò in aula che la pediatra non volle visitare personalmente la bambina per ore, nonostante proteste e preghiere della madre, che vedeva peggiorare le condizioni della sua piccola. Quando poi fu chiaro che la situazione era divenuta critica, iniziarono i tentativi di rianimazione, che andarono avanti per quaranta minuti. Ma alla fine il fisico della piccola Helena cedette.

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Durante il processo, il difensore della pediatra, l'avvocato Giuseppe Cherubino del foro di Bologna, ha cercato di mettere in evidenza che in quei due giorni del maggio 2011 a sbagliare erano stati in diversi, compreso chi aveva preso in carico la prima volta il caso della bambina e l'aveva rimandata a casa. Ma evidentemente il giudice ha ritenuto determinante l'atteggiamento dell'imputata e ne ha deciso la condanna. Il tempo di leggere le motivazioni, poi l'avvocato Cherubino proporrà sicuramente appello.

La condanna è stata invece accolta positivamente dalle parti civili, rappresentate dall'avvocato Giuseppe Alibrandi. "Per noi - spiega l'avvocato - era importante che fossero accertate le responsabilità, cosa che la sentenza ha puntualmente fatto. Piuttosto ci sembra strano che l'Asl non abbia svolto alcuna indagine interna su questo episodio, per accertare eventuali disfunzioni organizzative che potrebbero ripetersi. Alcuni giorni fa abiamo interpellato l'Azienda sanitaria e ci è stato appunto risposto che nessuna verifica autonoma era stata svolta".

 

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