Il Tirreno

Pistoia

Legno, in 5 anni perso un terzo delle aziende

Beatrice Faragli
Un operaio al lavoro in un'azienda quarratina del mobile (foto Gori)
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Un operaio al lavoro in un'azienda quarratina del mobile (foto Gori)

Per mobile e arredamento 417.000 ore di cassa integrazione nel 2014. La Cgil scrive al prefetto: lavoro esternalizzato a imprese fuori dalla legalità

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QUARRATA. Aggrappato agli ammortizzatori sociali. Così sopravvive il settore legno e arredo quarratino, che sempre più rischia di ingrassare il ventre del lavoro illegale. Per non aspettare che un’altra fabbrica vada a fuoco o, peggio, che si consumi la tragedia, Fillea Cgil scrive al Prefetto di Pistoia chiedendo un tavolo specifico per Quarrata, contro l’utilizzo della manodopera illegale nella produzione. Intanto la sofferenza per gli storici dipendenti del mobile aumenta. I dati sulla cassa integrazione per le industrie, sono impressionanti. Si passa dalle 76mila ore autorizzate nel 2009 - tra cassa ordinaria, straordinaria e in deroga - alle 417mila del 2014 (fonte Cgil Pistoia). Stessa cosa per le aziende del mobile in attività: dalle 272 del 2009, alle 217 del 2014. Numeri che riguardano esclusivamente Quarrata e la sua industria dell’arredo e dell’imbottito: una fetta di produzione preziosa «che pesa per il 9,3% all’interno del sistema economico provinciale, e per il 17% nel manifatturiero pistoiese», ma che sta vivendo la peggior crisi di sempre. La distruzione del settore, hanno denunciato a più riprese ex lavoratori e cassintegrati del comparto, passa anche dalla manodopera illegale.

«Lo sanno tutti da anni che lavorano i cinesi per produrre quello che un tempo facevamo noi»: così parlavano oltre cinquanta addetti del settore lo scorso ottobre, in un’assemblea convocata da Fillea Cgil a Quarrata. Da qui, da questo confronto carico di rabbia e disperazione, e in seguito alle denunce dei lavoratori, è nata l’idea di una task force contro la manodopera illegale: una sorta di “sorella minore” di quella pratese, costituita dalla Regione dopo l’incendio nel capannone dormitorio in cui morirono 7 operai cinesi. Il 28 febbraio scorso un’altra tragedia sfiorata a Oste, con il fuoco che si è inghiottito una fabbrica per la produzione di divani, anche questa gestita da cinesi.

«Se una parte senza scrupoli dei mobilieri di Quarrata – attaccava il sindaco di Montemurlo, Mauro Lorenzini, dopo l’incendio - pensa che questa sia diventata una zona franca, dove far assemblare divani a 30 euro per poi rivenderli in negozio a 2mila 500 euro, si sbaglia di grosso». «Vengono da voi perché non fate i controlli», questa la risposta del sindaco di Quarrata, Marco Mazzanti. Al di là delle voci grosse tra Comuni, Fillea Cgil adesso chiede l’intervento del prefetto e l’istituzione di un tavolo speciale sul mobile quarratino. Tutto ciò a fronte anche della crisi nera che il comparto sta vivendo.

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«L’occupazione a Quarrata – avverte Marco Ballati, segretario Fillea Cgil - è tenuta in piedi dagli ammortizzatori sociali e sta cercando di resistere a scelte allarmanti. La tendenza infatti è quella di fare forti ristrutturazioni aziendali». Cioè tagliare quanto più possibile sul costo del lavoro. «È evidente – continua il segretario provinciale – che a Quarrata ci sia un proliferare di situazioni al limite della legalità e oltre. Si parla di lavoro nero italiano, vista la grande sacca di reddito contratto. E poi di esternalizzazioni della produzione verso aziende che operano fuori da qualsiasi norma, a discapito del tessuto produttivo locale. Qual è, a questo punto, il futuro di Quarrata? Io purtroppo non lo vedo – dice Ballati – Le uniche “strategie” che le aziende stanno mettendo in atto, sono quelle di tagliare i dipendenti e abbattere i costi del lavoro. A queste condizioni non può esserci un futuro».

 

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