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Pistoia

Cooperante ucciso da un drone, il padre chiede il corpo

Cooperante ucciso da un drone, il padre chiede il corpo

Vito Lo Porto, volontario in una associazione di Pistoia, ha scritto al presidente degli Usa, Barack Obama, per avere il corpo del figlio rimasto ucciso per errore in un bombardamento in Afghanistan

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PISTOIA. “Chiedo di avere il corpo di mio figlio”. E’ questa in sintesi la richiesta contenuta in una lettera che Vito Lo Porto ha spedito al presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, dopo che lo stesso presidente americano aveva annunciato il 23 aprile scorso che nel bombardamento da parte di un drone di un presunto covo di terroristi al confine fra Afghanistan e Pakistan era stato ucciso, per errore, nello scorso mese di gennaio il cooperante italiano Giovanni Lo Porto che lì si trovava prigioniero.

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Il padre del giovane che fa servizio di volontariato in una associazione di Pistoia ha scritto la lettera al presidente Obama per avere almeno i resti del figlio da seppellire in una tomba su cui andare a piangere. A dare la notizia è il quotidiano La Nazione che ha raccolto la dichiarazione di Vito Lo Porto all’interno dell’associazione di volontariato di Pistoia dove presta servizio.

Giovanni Lo Porto aveva 40 anni ed era stato rapito nel 2012 quando era impegnato in Pakistan con una ong tedesca per aiutare le popolazioni colpite da un terremoto.

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