Il Tirreno

Pistoia

L’ex assessore: pochi soldi per fermare le alluvioni

di Fabio Calamati
L’ex assessore: pochi soldi per fermare le alluvioni

Pistoia, al processo contro il presidente del Consorzio Ombrone per il disastro del 2009 parla l’ex assessore Mari: «Le richieste di lavori erano continue, noi facevamo il possibile»

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PISTOIA. Segnalazioni di problemi agli argini dell’Ombrone? Ce ne sono sempre stati. Ma Provincia e Consorzio Ombrone, responsabili rispettivamente dell’ordinaria e della straordinaria manutenzione, non hanno mai avuto risorse economiche sufficenti a fare tutto quello di cui ci sarebbe stato bisogno. «Insomma, si faceva quel che si poteva, giusto?» Risposta: «Bravo».

La domanda è dell’avvocato Andrea Niccolai, che difende l’allora presidente del Consorzio Ombrone Paolo Bargellini nel processo che lo vede imputato del reato di disastro colposo per l’alluvione di Natale del 2009. La risposta è dell’ex assessore provinciale Mauro Mari, il cui interrogatorio è stato il piatto forte dell’udienza di giovedì 7 maggio nel processo che si sta celebrando davanti al giudice monocratico Luca Gaspari.

Paolo Bargellini è stato rinviato a giudizio nell’ottobre 2013, al termine di una inchiesta penale che aveva preso le mosse da un esposto presentato da una sessantina di cittadini riuniti nel Comitato della Ferruccia, uno dei centri più colpiti dall’alluvione di Natale. Secondo l’accusa, Bargellini “non avrebbe predisposto e garantito l’attuazione di adeguati interventi di manutenzione ordinaria ovvero straordinaria sulle opere idrauliche esistenti sul torrente Ombrone e i fossi ad esso ricollegati, in località Ferruccia”, come recita il capo di imputazione.

Rispondendo alle domande del giudice, del pm, degli avvocati di parte civile (24 i cittadini ammessi, dei quali 14 della Ferruccia, 6 della Caserana e 4 di Bottegone) e del difensore dell’imputato, l’ex assessore provinciale Mauro Mari, in carica dal giugno 2009 al 2014, ha tracciato il quadro delle competenze sui corsi d’acqua all’epoca dei fatti. In pratica, spettavano al Consorzio Ombrone i lavori di ordinaria amministrazione (ad esempio la pulizia degli argini), alla Provincia quelli straordinari. Per effettuare questi ultimi, poi, la stessa Provincia utilizzava il Consorzio, grazie ad una convenzione firmata nel 2008.

Queste erano le competenze, ma le risorse non erano mai all’altezza delle richieste che giungevano di frequente anche in Provincia. «Le segnalazioni erano continue – ha dichiarato Mari – ma gli interventi erano commisurati alle risorse disponibili», sempre troppo poche per star dietro a quasi duemila chilometri di argini. «Non a caso – ha aggiunto – ora che la Regione si è decisa a finanziare opere di prevenzione alluvioni, stanzia 50 milioni l’anno».

Mari ha anche ammesso che tra Consorzio e Provincia non c’era personale specializzato ad effettuare controlli sui corsi d’acqua. E di aver parlato più volte con i cittadini di Ferruccia che segnalavano problemi. Ma «si operava sempre nei limiti di bilancio», facendo quello che si poteva. I lavori però erano fatti bene: Mari ha sottolineato di non aver mai ricevuto lamentele sulla qualità degli interventi. Ed ha tenuto a chiarire anche un altro passaggio delicato: quando nel 2009 la Provincia bocciò inizialmente il bilancio del Consorzio, non lo fece perché quest’ultimo non aveva svolto lavori di ordinaria amministrazione, ma solo perché non li aveva elencati espressamente, cosa che da allora in poi venne sempre fatta.

Oltre a Mari ieri avrebbe dovuto testimoniare anche il tecnico della Provincia Delfo Valori, che però non era presente e verrà ascoltato alla prossima udienza, il 15 ottobre. Sul banco dei testimoni sono saliti anche due dei vigili del fuoco che intervennero la notte di Natale alla Ferruccia. Ma il loro racconto non ha fornito particolari dettagli. Questi ultimi potrebbero trovarsi nel rapporto steso dall’allora caposquadra (poi deceduto), sulla cui acquisizione il giudice Gaspari si è riservato di decidere.

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