Il Tirreno

Pistoia

piazza del duomo

S’incatena per aiutare la compagna vittima di uno stalker

Massimo Donati
L'uomo incatenato davanti al tribunale di piazza Duomo mentre parla con Rosalia Billero
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L'uomo incatenato davanti al tribunale di piazza Duomo mentre parla con Rosalia Billero

Pistoia, due anni di minacce e persecuzioni ma nessuno fa nulla. «E l’altra notte l’auto dei suoi genitori è stata incendiata»

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PISTOIA. Le urla e le offese sotto casa, le minacce di morte, i pedinamenti, i pneumatici squarciati, le telefonate e i messaggini minatori... Fino ad arrivare alle fiamme che, nella notte tra sabato e domenica scorsi, hanno distrutto l’auto dei genitori. Due anni da incubo per lei, perseguitata dall’ex fidanzato, contro cui ha già sporto tre denunce. Ha dovuto cambiare prima numero di cellulare e poi anche città per cercare di trovare un po’ di tranquillità. Ma è stato tutto inutile. «Non si può vivere costantemente in un incubo» spiega. «Soprattutto quando ti senti abbandonata dalla giustizia, che dopo due anni non ha ancora fatto nulla».


Vittima dell’ennesimo stalker, una quarantenne pistoiese, di cui, proprio perché vittima, non rendiamo pubbliche le generalità, che inoltre potrebbero rendere identificabili anche i suoi familiari, tra cui di nipotini piccoli, coinvolti loro malgrado nella vicenda. La donna, che adesso è andata a vivere in un altra città, dove ha dovuto chiedere il trasferimento ai propri datori di lavoro proprio per i continui pedinamenti e appostamenti da parte dell’ex, ha sporto in questi due anni già tre denunce: a polizia e a carabinieri. Ma nulla è successo, nonostante in procura sia depositato anche un cd con le registrazioni delle minacce telefoniche e le stampe di quelle inviate per whatsapp.

Partecipe al suo fianco del suo inferno, è stato l’attuale fidanzato, mercoledì mattina, 6 maggio, a dar voce alla sua disperata richiesta di giustizia. L'uomo si è incatenato davanti al tribunale di piazza Duomo per richiamare l’attenzione sulla vicenda. Attenzione che si è subito manifestata: vigili urbani, Comune, polizia, servizi sociali, l’avvocato del Centro antiviolenza con un appuntamento fissato per quello stesso pomeriggio.


«Ma non è giusto che per essere ascoltati si debba arrivare a fare queste cose» lamenta l'uomo. E mentre mostra le fotografie dell’auto dei suoceri distrutta dalle fiamme, racconta, tra rabbia e amarezza. «Non ci protegge nessuno, quest’uomo va fermato. In quarant’anni non ho mai fatto male a nessuno e non voglio arrivare a farmi giustizia da solo per tutelare la mia compagna. Aspettano che l’ammazzi per intervenire?».


La persecuzione è iniziata già quando la donna, dopo una convivenza di circa nove mesi, stava lasciando il suo ex per tornare dai genitori, e poi è esplosa. «Ha cominciato ad appostarsi sotto casa sua – spiega l'uomo – Urla, offese. La seguiva in auto fin sul posto di lavoro, o si faceva trovare lì. Poi ha cominciato con le telefonate e i messaggi audio, in cui la minaccia: ti ammazzo, ti faccio fuori, ti spacco la testa... Tante le abbiamo registrate. Sono andate avanti circa sei mesi, fino a quando ha cambiato numero di cellulare».


A quel punto le telefonate sono iniziate ad arrivare al telefono fisso dei genitori della donna. Tante, di continuo, tanto che i due sono stati costretti a disdire il contratto. Lo stalker non sa – o almeno così spera l'uomo – dove la sua ex adesso viva, e per questo il suo unico obiettivo a Pistoia è rimasta la famiglia.


«Siamo abbandonati a noi stessi – prosegue l'uomo – Non chiediamo nulla, vogliamo solo giustizia. Almeno una restrizione nei confronti di quest’uomo: lui a Pistoia non ci deve più venire. Tanto più che ora vive in un’altra provincia. L’altra notte, quando l’auto dei miei suoceri è stata incendiata, a dormire da loro c’erano anche i due nipotini, i figli del fratello della mia compagna: dopo che la polizia ha suonato al campanello per avvertire di quello che stava succedendo, si sono talmente spaventati che hanno vomitato per due ore».


La prima a fermarsi ad ascoltare la vicenda, mercoledì mattina, è stata la consigliera comunale Rosalia Billero, che ha subito contattato la segreteria del sindaco, mettendo in moto la catena che ha portato poi all’appuntamento del pomeriggio al Centro antiviolenza.


A fine mattinata l'uomo è stato raggiunto dalla compagna, e dai genitori di lei. Esasperati, spaventati.
«Non possiamo andare avanti così – lamenta la donna – Ho paura. Quando mi avrà ammazzata tutti diranno: poverina. Poverina un cavolo. Non lo ritengono pericoloso, non ci sono le prove? Ma cosa deve fare di più?Uccidermi?Speriamo che non riesca a risalire a dove abito ora. Mi guardo le spalle in continuazione, non sono più libera di uscire la sera, perché non so chi posso incontrare. Questa non è vita».

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