Il Tirreno

Pistoia

imprese in crisi

Fanno causa alla banca per tassi usurari

Samuele Bartolini

Quarrata, il dramma di marito e moglie piccoli imprenditori vivaistici: «Ci hanno messo con l’acqua alla gola»

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QUARRATA. «Volevamo dare un calcio alla crisi ed entrare nei mercati esteri. Abbiamo chiesto aiuto alla Stato e alle banche. E’ finita che ci siamo ritrovati in un giro di tassi usurari. Ora che siamo con l’acqua alla gola chiediamo indietro il maltolto».

Il grido di aiuto arriva dall’azienda a conduzione familiare Vivai Filippi, di Olmi. A parlare è la giovane imprenditrice Monia Avenia, legale rappresentante del piccolo vivaio gestito a metà con il marito Alessandro Filippi. Un’avventura imprenditoriale e sentimentale che sconta alcuni errori, ma anche una storia, come tante in Toscana, che ha preso la strada del tribunale. In ballo c’è una causa alla banca perché, in sette anni, avrebbe conteggiato sul conto corrente 100.000 euro di interessi, a tassi ritenuti usurari. Un conteggio effettuato da Sdl, l’associazione anti-usura che difende le imprese dallo strozzinaggio bancario.

Nel dicembre 2012 l’impresa partecipa al bando del Piano di sviluppo rurale regionale per vendere le piante all’estero. Un modo per combattere la crisi visto che il mercato nazionale si sta fermando. Ma il piano non decolla perché l’azienda non riesce a pagare le spese effettuate per avere indietro i rimborsi dallo Stato. Eppure in un primo tempo le vendite delle piante in Turchia e Azerbaijan vanno bene. Un fuoco di paglia che dura poco. Le banche non vedono gli introiti e tagliano gli affidamenti in conto corrente.

L'azienda entra in difficoltà di liquidità. Ora ha una priorità: sanare i debiti. La banca fa chiudere alla Vivai Filippi il conto corrente e accende un primo mutuo ipotecario da 360.000 euro nell’agosto 2013 con il pre-ammortamento. Passa un anno e la quota interessi maturata arriva a 20.000 euro, ma l’azienda lo scopre solo da una telefonata. Scatta allora il secondo mutuo, da 45.000 per lo scoperto e rimangono 20.000 euro di rate per interessi del primo mutuo. Ma l’azienda continua ad andare male e prova una mediazione. L’istituto risponde con la minaccia di sospendere i mutui. Non resta che la citazione in tribunale per usura.

Monia Avenia vuole salvare l’azienda, fare l’imprenditrice è la sua vita, ma è scoraggiata: «Ora sappiamo che lo Stato non aiuta chi sta male ed è in crisi, ma solo chi sta bene».

E ci mancava pure la tempesta di vento del marzo scorso «con le piante piegate e il capannone che si è scoperchiato».

Lo sconforto rasenta la depressione. aNon sappiamo se ne usciremo. Temiamo pure per la nostra salute. Una cosa è certa, il futuro per le piccole imprese come noi sarà molto difficile. E’ probabile che andremo a sparire. Una speranza? Essere assorbiti da un’azienda più grande, ma sarebbe per noi la più grande sconfitta».

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