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Pistoia

25 i licenziamenti annunciati

San Felice, al via in Provincia la trattativa per la cartiera

San Felice, al via in Provincia la trattativa per la cartiera

PISTOIA. Il confronto in sede sindacale si è concluso con un mancato accordo al termine dei 45 giorni previsti dalla legge. Ora, per la cartiera San Felice, si apre il periodo dei 30 giorni di...

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PISTOIA. Il confronto in sede sindacale si è concluso con un mancato accordo al termine dei 45 giorni previsti dalla legge. Ora, per la cartiera San Felice, si apre il periodo dei 30 giorni di confronto in sede amministrativa. Azienda e sindacati aspettano la convocazione del primo incontro in Provincia. Al termine di questo ulteriore periodo, se non sarà stato raggiunto alcun accordo, la proprietà della cartiera procederà con i licenziamenti annunciati.

Il 30 aprile è stato firmato all’Associazione industriali il documento che sanciva la fine della prima fase di trattative. La situazione è complicata, e i sindacati non lo nascondono: in bilico 25 dei 61 posti di lavoro della cartiera, attiva dal 1960 e in crisi di ordinativi da circa 5 anni. Proprietaria dell’azienda, che ha sede in via Calabbiana, nella frazione di Piteccio, è la San Felice Spa, che fa parte del Gruppo Carrara. Presidente del consiglio di amministrazione è Alessandro Carrara, e nel cda siedono anche i cugini Paolo e Massimo.

La cartiera di San Felice è quella più in sofferenza tra tutte le aziende del Gruppo Carrara, soprattutto per il tipo di produzione effettuata: cartone multistrato per scatole da scarpe e vassoi da pasticceria, prodotti che risentono della crisi e della concorrenza orientale più del cartone tissue per fazzoletti e tovaglioli di carta.

Lo scorso anno 14 dipendenti se ne sono andati su base volontaria, ed è stato raggiunto un accordo per un anno di contratto di solidarietà, che scade il 9 giugno. Proprio in previsione della fine della solidarietà i Carrara hanno aperto una procedura di mobilità per 25 lavoratori. Ritengono inevitabile per la prosecuzione dell’attività rinunciare a una parte della forza lavoro “non più funzionale”. L’ipotesi è rigettata dai sindacati, che chiedono un piano di rilancio e la mobilità su base volontaria. L’età media dei lavoratori è compresa tra 40 e 50 anni. (t.g.)

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