Toscana
Cassa in deroga, rischiano più di mille in provincia di Pistoia
I pagamenti sono fermi a settembre 2014, finanziati solo 5 mesi nel 2015 e salta anche il contratto di solidarietà
PISTOIA. I pagamenti della cassa in deroga per le aziende di tipo B (con meno di 15 dipendenti, e quindi gran parte delle aziende artigiane, del commercio, del terziario, del turismo) sono fermi a settembre 2014. Con la legge di riforma degli ammortizzatori sociali l’accesso alla cassa integrazione straordinaria in deroga era possibile nel 2014 per 11 mesi, ma nel 2015 solo per 5 mesi.
«Gran parte delle aziende - afferma Daniele Gioffredi, della segreteria Cgil - ne hanno fatto richiesta già da gennaio. Di queste consideriamo che oltre la metà si serve della cassa in deroga a zero ore. Da giugno, non avendo la possibilità di ulteriori accessi ad un ammortizzatore sociale, si paventa il rischio concreto del licenziamento per quasi 1.500 lavoratori».
Per il sindacato di via Puccini gli effetti, già visibili, della riforma degli ammortizzatori soiali, nei prossimi mesi diventeranno drammatici. Secondo l’Ires (Istituto di ricerche economiche e sociali) Cgil, nel 2014 in provincia di Pistoia sono state autorizzate complessivamente 4,4 milioni di ore di cassa integrazione. Di queste 659.000 di cassa ordinaria, 1.451.000 di cassa straordinaria per le aziende di dimensioni più grandi, 2.299.000 (e solo fino a settembre) di cassa integrazione straordinaria in deroga. «I posti di lavoro equivalenti sono 2.750, oltre la metà riguardano quindi lavoratori che usufruiscono della cassa in deroga nelle piccole aziende artigiane, in quelle del terziario e del commercio. In alcuni casi con riduzione di orario, in molti a zero ore. Una volta finito l’ammortizzatore resta il licenziamento»
. Per le aziende di tipo B c’è poi un’altra tegola: «Il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali ha finanziato fino allo scorso anno tramite la legge di stabilità l’accesso al contratto di solidarietà, ma per il 2015 non ha messo sul piatto neanche un euro. Molte aziendestanno valutando il da farsi. È una brutta tegola - commenta Gioffredi -, perché la solidarietà - lo dice la parola stessa - è un’alternativa al licenziamento. Lavorare meno per lavorare tutti. Il fatto che questo strumento sia stato accantonato riduce le opzioni delle aziende in crisi».
Un’analisi dell’indagine Ires relativa al 2014 (gli ultimi dati disponibili coprono sino alla fine dello scorso anno) riserva però altre chicche: «Per quanto riguarda le assunzioni, sono in aumento in quelle a tempo indeterminato i contratti ad orario parziale. E in quelle a tempo determinato i numeri sono “suggestivi”: nel 2014 in provincia sono state fatte 8.394 assunzioni a termine. Di queste 1.335 erano assunzioni di un giorno, 854 di 2-3 giorni, 1.370 di un periodo compreso tra 4 e 30 giorni, 1.725 da 2 a 3 mesi, 2.911 da 4 a 12 mesi e solo 99 di oltre un anno. Quando si parla di nuovi posti di lavoro - conclude Gioffredi - consideriamo anche questi dati».
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