Lutto
Attesi in provincia 50 profughi a settimana
Vertice alla prefettura di Pistoia: tutti i Comuni dovranno fare la loro parte nell’accogliere i richiedenti asilo
PISTOIA. Mentre otto nuovi arrivi sono attesi proprio in queste ore da Reggio Calabria, le stime del governo impongono una soluzione rapida: a breve, in provincia di Pistoia dovrebbero giungere tra i 40 e i 50 profughi a settimana. Una cifra risultato della ripartizione tra le province toscane del 6 per cento di tutti coloro che sbarcheranno d’ora in poi in cerca di asilo e che dovranno essere accolti nella nostra regione. Per questo, lunedì mattina,4 maggio, il prefetto ha incontrato i rappresentanti delle associazioni che già gestiscono da noi l’accoglienza, delle associazioni di volontariato e della Caritas diocesana. Presente a Palazzo di governo anche l’assessore al Sociale del Comune di Pistoia, Tina Nuti.
Un incontro propedeutico a quello previsto per la prossima settimana con i sindaci della provincia: già esauriti tutti i posti attualmente disponibili, in vista dei due nuovi bandi che la prefettura si appresta a pubblicare tutti i Comuni saranno chiamati ad accogliere (auspicabilmente con modalità condivise con la prefettura) sul loro territorio una parte dei richiedenti asilo. Il Comune di Quarrata ha già individuato una struttura in cui potranno essere ospitate 15 persone.
Ad oggi circa 260 stranieri in attesa di asilo sono suddivisi, per la prima accoglienza, tra i comuni di Pistoia, Massa Cozzile, San Marcello, Cutigliano, Piteglio, Buggiano, Pescia e Marliana. A questi si aggiungono 52 rifugiati già inseriti nel progetto Spar per l’integrazione e ospitati a Pistoia, Quarrata, Agliana, Serravalle, Pieve a Nievole e Monsummano.
A parte due alberghi (a Pescia e a Marliana), in cui i profughi sono ospitati per mancanza di altri spazi, le strutture attive sono tutte normali abitazioni, gestite dalle associazioni che hanno parecipato al bando della prefettura: Co&So (Comunità Incontro e Arkè), Gli Altri, Pantagruel e Arci.
«Profughi a Montecatini? Come ho già spiegato non è un argomento che tratta direttamente il Comune. A noi è stato chiesto se avevamo strutture da mettere a disposizione, e la risposta è stata che non ne abbiamo».Il vicesindaco di Montecatini Ennio Rucco ripete che non ha informazioni, ma se la prende con chi, su Facebook (riferendosi al consigliere Baroncini) parla di «bugie da parte del sottoscritto circa l'accoglienza di un certo numero di profughi. Comprendo le esigenze della propaganda, ma quando si ricoprono cariche pubbliche sarebbe meglio evitare allarmismo. Io ho smentito l'arrivo di profughi in un albergo cittadino dove alcuni movimenti politici avevano visto scaricare materiale di arredo. Ricordo che Montecatini ha già accolto 15 profughi nel 2010, su richiesta del governo Berlusconi con Maroni all'Interno e la Meloni al ministero della Gioventù».
Sono due, Abetone e Sambuca, i comuni della Montagna che ad oggi non ospitano profughi. «Premesso che non abbiamo strutture di proprietà comunale in cui poter accogliere i richiedenti asilo – spiega il sindaco di Abetone Giampiero Danti – se il prefetto ci chiederà un contributo e qualche privato metterà a disposizione alcune strutture, il nostro Comune è pronto a fare la sua parte, sempre restando su numeri congrui in proporzione ai nostri residenti. Già nel 2011 Abetone fu uno dei primi comuni a dare accoglienza ai profughi, allora sistemati all’ostello».
«Il Comune di Sambuca – spiega il sindaco Fabio Micheletti – non potrà certo negare il proprio apporto in questa situazione di emergenza umanitaria. Strutture comunali disponibili non ne abbiamo e anche a livello di proprietà private penso che di edifici adeguati ci sia ben poco. Ma la mia maggiore preoccupazione non è legata alla prima accoglienza, che durerà alcuni mesi. È in prospettiva futura. Una volta finito il progetto finanziato con fondi pubblici, i privati smetteranno di ospitare queste persone. E allora dove andranno? Se resteranno sul territorio, cosa faranno? Il cerino passerà in mano ai Comuni, che vedranno crescere ancor più il disagio sociale, cui già oggi si fatica a far fronte, specie in realtà molto fragili come quella di Sambuca». (m.d.-e.v.-a.g.)
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