Il Tirreno

Pistoia

Apre il primo minimarket dove si paga senza soldi

Elisa Valentini

Un circuito virtuale grazie a cui 4 imprenditori agricoli, per lo più pistoiesi, hanno potuto avviare un’esperienza di vendita diretta al dettaglio in un fondo commerciale ad Altopascio

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SAN MARCELLO. Un negozio di generi alimentari dove si paga senza soldi, ma col proprio lavoro. Perché così funziona “Affari senza soldi”, un circuito virtuale grazie a cui 4 imprenditori agricoli, per lo più pistoiesi, hanno potuto avviare un’esperienza di vendita diretta al dettaglio in un fondo commerciale in Via Cavour ad Altopascio (Lucca). “Il tutto - spiega Alessio Bini, 43enne di Pescia che ha ideato “Affari senza Soldi”– abbattendo per circa metà le spese di avviamento”. Una rivoluzione nel mondo del commercio: al nuovo minimarket agricolo “Dai contadini” il denaro passa in secondo piano. La Montagna pistoiese è ben rappresentata con le aziende di Giuseppe Corsini della Secchia per carne e verdure, Montaglioni di Spignana (San Marcello) per la carne; I Taufi del Melo per i formaggi, che entrerà a breve. Dalle uova, alla carne; dal pane e pasta fresca, agli ortaggi, tutto si vende in cambio di lavoro.

“Pare una follia – spiega Bini- ma è la dimostrazione che si vive e si fa economia anche senza denaro”. Il circuito raccoglie già 150 iscritti fra aziende e liberi professionisti per lo più su Pistoia, ma anche di altre province toscane. Ne fa parte anche lo storico Centro medico Martini di Lucca. L’obiettivo è di espandersi oltre Regione. “Il circuito è nato nel 2013, dopo 4 anni di studio – spiega Bini –dalla constatazione che dall’attuale crisi non c’è scampo, perché è una crisi di liquidità. Agli italiani non è passata la voglia di lavorare e pagherebbero volentieri: ma non ci sono soldi”. Ecco l’idea di pagare col lavoro per rimettere in moto il sistema. “Quasi tutti si rivolgono a noi per necessità – aggiunge- ma una volta entrati nel circuito, capiscono l’utilità”. I

l modello nacque in Svizzera nel 1934 col “Wir” e rende tuttora questa nazione immune dalla crisi. Circuiti simili sono presenti in Lombardia, Piemonte e Sardegna. Chi ne fa parte acquista beni e servizi pagando con crediti che potrà compensare con la vendita dei propri prodotti o lavorando un certo numero di ore. “Il baratto puro non è possibile – prosegue Bini – perché i tributi si pagano in euro. Il pagamento in soldi, comunque, resta entro il 30%. Ogni giorno riceviamo richieste di iscrizioni e, oltre ad aver già dato lavoro ad alcuni disoccupati, con questo sistema si possono risolvere i problemi legati alla riscossione di crediti maturati fuori dal circuito”.

“La logica cui ci inspiriamo col minimarket agricolo è quella del consorzio del Parmigiano Reggiano – spiega Simone Giani, titolare dell’azienda Montaglioni – ovvero massimizzare più possibile il guadagno per gli allevatori, senza passaggi intermedi. Non promettiamo prezzi stracciati: non è possibile applicarli sul prodotto di qualità. Chi viene al negozio “Dai contadini”, aperto anche agli esterni che pagano in euro, è sicuro di trovare prodotti sani di aziende toscane, tracciabili e rigorosamente di stagione. Purtroppo sono poche le persone in montagna che consumano i prodotti locali e aprire un negozio in città per me è stata una necessità – conclude -tutto questo con un investimento iniziale di 14mila euro complessivi per il consorzio (il resto è pagato in crediti, ndr) a dimostrazione che con la volontà si può fare impresa anche in tempi di crisi”.

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