Gioco
Stato di calamità, i vivai ora aspettano gli sgravi fiscali
Soddisfatte le associazioni di categoria che chiedono alla Regione di fare la sua parte. Biagini: «Prima i rimborsi agli enti locali»
PISTOIA. Accolta con soddisfazione da amministratori e associazioni di categoria la notizia del riconoscimento dello stato di emergenza nazionale per i danni provocati dal vento. Dopo gli appelli lanciati a più riprese nelle scorse settimane il Consiglio dei ministri ha decretato lo stato di emergenza nel territorio delle Province di Firenze, Arezzo, Lucca, Massa Carrara, Prato e Pistoia (per il 5 marzo).
Giovedì 30 aprile l’assessorato all’agricoltura della Regione ha invitato le Province coinvolte a presentare l’elenco delle attività produttive danneggiate dalla tempesta del 5 marzo (prevalentemente nel settore florovivaistico) entro il 7-8 maggio. La giunta regionale approverà l’elenco dei danni nella seduta del 18 maggio. Con il via libera del Consiglio dei ministri al decreto del ministro alle Politiche agricole Maurizio Martina, le imprese che non hanno sottoscritto polizze assicurative agevolate a copertura dei rischi possono accedere agli interventi per favorire la ripresa dell’attività economica e produttiva.
«Si tratta delle misure previste dal decreto legislativo 102 del 2004 - ricorda Vincenzo Tropiano, direttore della Coldiretti - e riguardano sostanzialmente la sospensione delle scadenze fiscali e la dilazione del pagamento dei mutui e dei finanziamenti per 5 anni. È un passo importante quello fatto dal governo - afferma - perché, come abbiamo evidenziato nelle scorse settimane, nonostante non sia stata raggiunta la soglia minima stabilita dalla Provincia, i danni subìti sono stati variabili da azienda a azienda, ma molto consistenti nella gran parte dei vivai. E non quantificabili nell’immediatezza del fatto, come la mancata vendita delle piante lasciate “a guarire” dal vento nelle serre». Resta da capire, conclude Tropiano, come si applicherà il decreto: «I benefici saranno applicati solo alle aziende che hanno presentato la segnalazione dei danni in Provincia?».
«I telefoni hanno squillato dal mattino - dice Sandro Orlandini, presidente provinciale della Cia - Molti vivaisti volevano informazioni. Siamo soddisfatti della decisione presa dal governo. Era importante che arrivasse un segnale al territorio dopo l’ennesima calamità che ci ha colpiti».
Chi si è intanto speso per quattro aziende colpite dalla tempesta è stato il vescovo Fausto Tardelli. «Mercoledì pomeriggio - racconta Orlandini - ha consegnato a quattro imprenditori agricoli un sussidio di 2.000 euro a testa. Quanto era nelle possibilità della Diocesi, ma comunque una cifra che fa comodo a quelle aziende e a quelle famiglie. È un gesto che abbiamo apprezzato».
E gli enti locali, che hanno dovuto fare i conti con le somme urgenze e in molti casi prevedono spese fuori bilancio per ripristinare i danni? Il riconoscimento dello stato di emergenza li risarcirà parzialmente delle spese effettuate. «Dovrebbe coprire una parte delle somme urgenze - spiega Angelo Biagini, responsabile della Protezione civile comunale - Quello che ci aspettiamo è che lo Stato trasferisca i soldi alla Regione per coprire le somme urgenze dei Comuni, e solo dopo pensi alle aziende». I tempi sono lunghi, le somme restituite raramente certe. «Per l’alluvione del 21 ottobre 2013 è stato rimborsato al momento circa il 70% delle somme urgenze - dice Biagini - I privati hanno avuto il contributo di solidarietà, ma niente per i danni. E neanche le imprese».
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