Sicurezza
Lg Plast, sequestrate le case degli ex titolari
Indagine della Guardia di finanza di Pistoia: dopo il fallimento dell’azienda aglianese i quattro sono indagati per bancarotta e false fatturazioni
AGLIANA. Riassunzioni e corsi di riqualificazione per i dipendenti a casa dopo il fallimento, nuove lavorazioni, accordi con i Comuni della Piana per il conferimento dei rifiuti plastici, piano industriale: quando nell’estate del 2010 arrivarono da Arezzo per far risorgere dalle sue ceneri la Recoplast di Agliana furono osannati come salvatori della patria.
Poi, dopo quell’accordo siglato davanti all’assessore provinciale Paolo Magnanensi, man mano che i mesi passarono, emerse chiaramente che gli amministratori della nuova azienda, la Lg Plast, non sarebbero riusciti a salvare nessuno, neppure loro stessi: prima il fallimento, nel maggio 2013, quindi, nel febbraio 2014, gli arresti disposti dalla procura di Arezzo per truffa ai danni della Regione. In carcere finirono Mirco Poggini, 50 anni, e Alessandra Roghi, 50, ai domiciliari Alessandro Benigni, 50 anni, e Francesca Benassi, 23, tutti di Arezzo.
Ma per i quattro i guai non sono finiti lì. Figlia di quell’inchiesta aretina, un’indagine portata avanti dalla Guardia di finanza di Pistoia per i reati di bancarotta fraudolenta e false fatturazioni ha raggiunto in questi giorni un primo traguardo: il pm Fabio Di Vizio (che ha coordinato il lavoro dei finanzieri della sezione di pg della procura e del nucleo di polizia tributaria) ha chiesto e ottenuto dal gip il sequestro per equivalente di 4 immobili appartenenti agli indagati (le loro abitazioni), nella percentuale pari al valore dell’imposta che sarebbe stata evasa con l’emissione delle fatture per operazioni inesistenti: circa 350.000 euro.
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La Recoplast, che svolgeva l’attività di recupero e riciclo di plastica in via Matteotti, ad Agliana, chiuse i battenti nel 2008, per poi fallire nel 2009, lasciando a casa una quarantina di dipendenti. Nel 2010, con il curatore fallimentare si fece avanti la Lg Plast srl, con una proposta di acquisto. L’accordo fu raggiunto previo aumento di capitale della società, da 10.000 a circa un milione di euro, risultato poi, secondo gli investigatori, fittizio.
Scopo dei quattro, sempre secondo la procura, sarebbe stato infatti solo quello di organizzare falsi corsi formativi per gli ex dipendenti Recoplast che avevano dichiarato di voler riassumere, così da poter attingere ai contributi regionali: circa 300.000 euro. E per questo i quattro furono arrestati.
Le indagini però sono andate avanti, questa volta a Pistoia. E il lavoro delle Fiamme gialle ha raccolto prove di altri reati, relativi al fallimento della Lg Plast: bancarotta fraudolenta e false fatturazioni. I quattro avrebbero distratto una parte consistente del patrimonio aziendale inserendo in contabilità costi gonfiati per oltre 2 milioni di euro, grazie a false fatture emesse da società compiacenti e da loro stesse controllate, con una presunta evasione dell’Iva di circa 350.000 euro.
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