In causa da vent’anni, arriva la proposta per un accordo
PISTOIA. «Vivo blindata in casa perché ho paura di quell’uomo. Sono venti anni che andiamo avanti fra minacce, lesioni, processi e condanne. Non ne posso più». Questa la verità di Giacoma Pagoto che...
PISTOIA. «Vivo blindata in casa perché ho paura di quell’uomo. Sono venti anni che andiamo avanti fra minacce, lesioni, processi e condanne. Non ne posso più». Questa la verità di Giacoma Pagoto che replica alle accuse di Rocco Donato Benedetto che il 25 marzo scorso aveva dichiarato sul Tirreno che pur avendo diritto all’uso di due stanze nell’abitazione della signora Pagoto, in viale Petrocchi, non gli è permesso di utilizzarle e quindi è costretto a vivere in un magazzino senza acqua calda e senza riscaldamento. E’ una storia lunga venti anni quella fra Rocco Donato Benedetto, oggi ottantacinquenne, e Giacoma Pagoto, 67 anni. I due hanno avuto una breve relazione nel 1996 con l’acquisto di una casa e la divisione della stessa in due parti per l’uso che ciascuno ne avrebbe dovuto fare anche dopo che la relazione è finita. Ma i rapporti si sono presto incrinati e l’uomo dopo essersi allontanato per un paio di mesi dall’abitazione, in pratica non è più riuscito a rientrare perché la donna ha cambiato le serrature, intimorita per i continui litigi. Anni e anni di tensioni, liti, percosse, minacce, processi e sentenze. Il giudice civile dice che ha ragione Rocco Donato Benedetto nel pretendere l’uso delle due stanze dell’appartamento, ma nel frattempo arriva tutta una serie di sentenze penali che condannano l’uomo per le lesioni e le minacce provocate alla donna che vengono quantificate per diverse migliaia di euro. «In casa di certo non ce lo voglio ma sono pronta a fare una transazione - dice la signora Pagoto - Propongo di far quantificare il valore delle due stanze e di compensarle con quanto i giudici hanno deciso che lui deve risarcirmi per le sofferenze inflittemi. Facciamo i conti e poi chiudiamo per sempre questa brutta storia, prima che ci scappi il morto».
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