Il dolore
Il rapinatore in maschera fallisce ancora
Nuovo tentato colpo del bandito in bicicletta: pistola in pugno entra in una filiale Caripit ma se ne va a mani vuote
PISTOIA. Non c’è due senza tre, e visto che il secondo tentativo, nella stessa banca che aveva rapinato due mesi prima, era andato a vuoto, il rapinatore ha pensato bene di cambiare istituto di credito il giorno dopo. Pochi dubbi che sia il solito uomo l’autore dei colpi al Monte di Lucca di Sant’Agostino e alla Cassa di Risparmio di Pistoia e della Lucchesia, sul viale Adua.
Il tratto distintivo? Una maschera in lattice, che gli trasforma il volto in quello di un anziano. È italiano, secondo le testimonianze degli impiegati che hanno ascoltato le (poche) parole pronunciate durante le rapine. E se ne va via a bordo di una mountain bike verde.
La prima volta aveva rapinato la banca del Monte di Lucca, sul viale Fermi. Era il 16 febbraio: bottino circa 7.000 euro. Due giorni fa ci ha provato di nuovo col Monte di Lucca, ma l’impiegata lo ha riconosciuto mentre, nella porta a bussola e con il solito cappellino blu calato sulla fronte, aspettava che qualcuno lo facesse entrare. E l’impiegata se n’è guardata bene, avvisando subito colleghi e forze dell’ordine. Ieri mattina, allo stesso orario il terzo tentativo, stavolta in un’altra banca.
La Cassa di Risparmio di Pistoia e della Lucchesia ha caratteristiche strutturali diverse rispetto al Monte di Lucca: un atrio d’ingresso con tre postazioni bancomat e niente porta a bussola ma una porta scorrevole. Le telecamere di sorveglianza nell’atrio hanno ripreso il finto anziano mentre entrava nell’istituto di credito. «Alto un metro e 80 - spiega Patrizio Gavazzi, l’impiegato che se l’è visto davanti poco prima delle dieci - Quando si è avvicinato ho pensato che avesse una malattia... quel volto deforme. Poi mi sono visto puntare, ad altezza del petto, una pistola a tamburo di colore nero». Non pareva un’arma giocattolo, dirà poi Gavazzi ai poliziotti intervenuti dopo la tentata rapina.
«Dammi i soldi», ha detto l’uomo. La Cassa di Risparmio dispone di un sistema cash in-cash out, che tradotto in termini pratici significa niente soldi contanti: il denaro incassato e da erogare è infatti custodito in una cassaforte intelligente che provvede ad erogarlo nei limiti e con i ritardi stabiliti dal responsabile alla sicurezza della banca. Il contante non è più conservato nel tradizionale cassetto del cassiere, ma è custodito nella cassaforte incorporata nel dispositivo. «Ci ha provato con me e poi con il collega accanto a me», racconta Gavazzi, che ha mantenuto la calma, spiegando al rapinatore l’impossibilità di accedere con immediatezza al denaro contante: «Ti chiamo il direttore - gli ho detto - servono tra i tre e i dieci minuti, con la combinazione, per aprire la cassaforte». Consapevole di non avere quel tempo, mestamente, il rapinatore ha chiesto a Gavazzi di aprirgli la porta. Anche perché, nonostante il tutto si sia svolto in pochi secondi, alcuni clienti alle spalle del terzetto si stavano rendendo conto della situazione. L’uomo ha inforcato una mountain bike verde e se n’è andato in direzione della Coop.
Dalla vicina questura è arrivata dopo pochi minuti una volante della Polizia. Le indagini sono coordinate dalla Squadra mobile, diretta dal vicequestore Antonio Fusco. La Mobile ha richiesto le riprese delle telecamere di sorveglianza, immediatamente consegnate dall’istituto di credito. Un dipendente, circa mezz’ora dopo la rapina, ha avuto una reazione di ansia ed è stato accompagnato per accertamenti dalla Misericordia al Pronto soccorso.
Tiziana Gori
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