Il Tirreno

Pistoia

Il Comune di Pistoia accusato di snobbare le vittime di S. Lorenzo

di Leonardo Soldati
Il monumento alle vittime civili del nazifascismo di San Lorenzo a Pistoia
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Il monumento alle vittime civili del nazifascismo di San Lorenzo a Pistoia

 «È parte della memoria storica cittadina, il luogo doveva essere inserito nel programma di celebrazioni per l’anniversario della Liberazione». Sono le parole dell’artista Flavio Bartolozzi che ha donato il monumento alla città

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PISTOIA. «È parte della memoria storica cittadina, il luogo doveva essere inserito nel programma di celebrazioni per l’anniversario della Liberazione». Sono le parole dell’artista Flavio Bartolozzi riferendosi alla scultura “La pietà e la memoria” da lui realizzata, situata nel giardino pubblico in piazza san Lorenzo a Pistoia in ricordo delle sei vittime civili lì fucilate dalle truppe tedesche il 12 settembre 1943, dopo l’armistizio italiano. Da tempo lo scultore e pittore pistoiese sostiene che le istituzioni locali trascurino il monumento, informando che l’opera nei giorni precedenti al 25 aprile è stata ripulita dalle scritte vandaliche, di cui era stata oggetto, grazie ad un finanziamento intorno a 1.500 euro della Misericordia di Pistoia con la supervisione gratuita dell’architetto Roberto Agnoletti. Sempre attraverso l’associazione si procederà quindi al necessario intervento di restauro. «Mi stupisce l’indifferenza verso il monumento – continua Bartolozzi - solo un mazzo di fiori lì deposto e non so da chi. Mai un euro da parte del Comune per almeno la sua pulizia. Sembra che le vittime di San Lorenzo siano ritenute di serie B. Parlo del luogo non solo per la sua importanza culturale e di memoria civica, ma anche per un attaccamento personale visto che vi fu fucilata anche mia nonna». Da qui il ringraziamento dell’artista invece alla Misericordia ed al suo presidente Sergio Fedi, «un gentiluomo - dice Bartolozzi - che ha capito l’importanza del monumento».

“La pietà e la memoria” fu inaugurata cinquant’anni dopo la strage avvenuta il 12 settembre 1943, esattamente il 12 settembre 1993, aggiungendosi alla lapide apposta nella piazza già il 16 settembre 1945 a cura del Comitato rionale di Porta San Marco. Il monumento nella sua forma fisica rappresenta lo slancio che anima la vittoria alleata, invitando la società ad avere uguale slancio nel costruire un mondo più giusto. Nell’eccidio furono uccisi i cittadini Gino ed Alfio Puglia padre e figlio, Maria Tasselli che si offrì al posto della figlia in stato di gravidanza, Ivo Bovani, Dino Chiti, Lino Lotti che si trovavano nelle vicinanze di piazza San Lorenzo o prelevati dalle abitazioni nelle limitrofe vie Bonfanti e Ligure. La strage fu una delle prime effettuate dai nazisti in Toscana dopo l'armistizio, varie le tesi sui motivi basate su testimonianze dirette o indirette anche a causa della scarsità di documenti ufficiali al riguardo. Una tesi piuttosto avvalorata sostiene che, dopo l'8 settembre, i tedeschi avessero artificiosamente sparso la voce di una loro prossima ritirata dal territorio per fare un rastrellamento fra la popolazione che era entrata nella caserma Ferrucci a caccia di merci da rubare.

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