Il Tirreno

Pistoia

Doveroso soccorrere i popoli che un tempo abbiamo depredato

di Alessandra Tuci
Doveroso soccorrere i popoli che un tempo abbiamo depredato

Nel 70º anniversario della Liberazione il sindaco ricorda l’emergenza sbarchi e condanna il colonialismo italiano

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PISTOIA. Sotto un piacevole sole primaverile, ieri, in piazza della Resistenza, una folla commossa ha ricordato con orgoglio i 70 anni dalla Liberazione nazionale, alla presenza del sindaco Samuele Bertinelli, del vicepresidente della Provincia Rinaldo Vanni e del prefetto di Pistoia Angelo Ciuni. Un giorno indelebile nelle menti di coloro che hanno vissuto quei giorni e che si ricorda ogni volta come se fosse la prima, col sottofondo dell’inno nazionale suonato dalla Filarmonica Borgognoni . Una corona di alloro è stata deposta per ricordare i caduti che combatterono in nome di quegli ideali di libertà, pace e patriottismo che forse oggi si sono, purtroppo, un po’ assopiti.

«Ringrazio le autorità civili e militari, le associazioni partigiane, dei combattenti e dei reduci e tutti voi per rinnovare ogni anno questo giorno con sentita partecipazione – ha esordito il sindaco Bertinelli prendendo la parola – Celebriamo la fine della guerra, la Liberazione dell’Italia, la sconfitta del fascismo, ma soprattutto la conquista da parte degli italiani della propria dignità di popolo libero e democratico».

Era il 25 aprile del 1945 quando, alle 8 del mattino, il Comitato di liberazione nazionale dell’Alta Italia – il cui comando aveva sede a Milano ed era presieduto da Luigi Longo, Emilio Sereni, Sandro Pertini e Leo Valiani – proclamò via radio l’insurrezione in tutti i territori ancora occupati dai nazifascisti, indicando a tutte le forze partigiane attive nel nord Italia facenti parte del Corpo volontari per la libertà di attaccare i presidi fascisti e tedeschi imponendo la resa, giorni prima dell’arrivo delle truppe alleate. Parallelamente il Clnai emanò in prima persona dei decreti legislativi, assumendo il potere in nome del popolo italiano e quale delegato del governo italiano, stabilendo tra le altre cose la condanna a morte per tutti i gerarchi fascisti, tra cui Benito Mussolini, che sarebbe stato catturato e fucilato tre giorni dopo.

«Ed è soprattutto la mia generazione a doversi interrogare sul senso di questa festa – continua il sindaco, nel suo lungo discorso- È passato un tempo sufficiente perché sia possibile indagare la nascita e la crescita di quel movimento popolare che consentì alla nazione di riscattarsi da un passato terribile e di affrontare con dignità e fierezza gli anni successivi alla guerra, una guerra che l’Italia aveva iniziato sul fronte sbagliato. Il 14 dicembre del 1955 l’Italia poté fare il suo ingresso nell’Assemblea delle Nazioni unite e rimase dunque unita ed integra territorialmente, ad esclusione di quei possedimenti territoriali che rappresentarono una tra le più ignobili pagine della storia italiana dove, in nome di una ridicola ambizione imperiale, quelle imprese coloniali depredarono Paesi e martoriarono popoli».

«Quegli stessi popoli – aggiunge Bertinelli – che oggi siamo chiamati a soccorrere, naufraghi, nel Mediterraneo, il cui soccorso è un dovere umanitario prima che politico. Questa è la nuova guerra da combattere con le sole armi della politica, della diplomazia e dell’umanità che l’Italia e l’Europa hanno a disposizione. Questa è la nuova liberazione che chiede il nostro corale impegno».

Dopo le parole del primo cittadino, un coro di persone si è unito alle note di Bella Ciao.

In tanti poi si sono ritrovati seduti a tavola, in strada, in Porta al Borgo, per il tradizionale pranzo organizzato dal circolo Arci, "E il vento fischia ancora", con musica dal vivo.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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