Il Tirreno

Pistoia

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Visite specialistiche, troppi disagi

Tiziana Gori
Visite specialistiche, troppi disagi

Pistoia: tempi dilatati per le prenotazioni, appuntamenti bloccati da tempo a cardiologia. Utenti costretti a lunghi spostamenti

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PISTOIA. «Mia figlia si è recata al Cup per prenotare l’ecocolordoppler cardiaco, una visita ginecologica di controllo e una visita otorinolaringoiatrica per me». La signora ha 75 anni, nessuna delle richieste aveva i requisiti dell’urgenza, ma nel caso della visita dall’otorino la prima data disponibile era per il 21 maggio, ben al di là dei 15 giorni stabiliti dalla Regione Toscana per le prime visite. Soprattutto, nessuna delle prime disponibilità riguardava l’ospedale San Jacopo: «Due a Pescia, una a Montecatini e una - l’ecocolordoppler - all’ospedale di San Marcello. Per quello di Pistoia, è stato riferito, il calendario era chiuso e se volevo eseguire l’esame a Pistoia dovevo ripresentarmi a cadenza periodica o telefonare, per verificare se nel frattempo la lista era stata riaperta».

Riflessione: «Ho 75 anni e non ho la patente, abito a Chiazzano e anche se comprendo che le strutture indicate sono convenzionate o rientrano tra i presìdi ospedalieri dell’Asl 3, chiedere spostamenti di 30 e più chilometri non è agevole». L’alternativa è l’attesa, per diversi mesi, o il privato. Che in alcuni casi fornisce ora prezzi simili al pubblico. Tuttaltro che rare, tra gli addetti del settore, la considerazione che questo non sia un caso, e che anche la legge di riordino della sanità toscana vada in questa direzione.

E per chi vuole usufruire comunque di prestazioni ambulatoriali del professionista ospedaliero?: «Il medico di famiglia - spiega Piero Burchietti, segretario provinciale dello Spi Cgil - mi ha consigliato di sottopormi alla visita di controllo cardiologico al San Jacopo. Sono due mesi che provo a prenotarmi per Pistoia ma non ci riesco. Mi è stato detto che non riuscivano a riaprire il calendario delle visite. Credo che, alla base, e non solo del mio caso specifico, ci sia un problema di carenza di personale, con tutte le conseguenze che porta con sé. In un incontro avuto a gennaio con l’Azienda abbiamo sottolineato il disagio, soprattutto per la popolazione anziana».

«L’Asl - afferma Vitale Mundula, presidente del Tribunale dei diritti del malato - risponde che riesce a smaltire parzialmente le liste smistando i pazienti negli istituti convenzionati, o negli altri presìdi provinciali. Anch’io ho un’esperienza diretta. Devo sottopormi a visita oculistica e la prima disponibilità era a San Marcello. Mi risulta che per certe prestazioni ambulatoriali gli specialisti dell’Asl abbiano ridotto, e non di poco, la disponibilità. Ne risente anche la qualità dei servizi. Non metto in dubbio la professionalità degli altri medici, ma perché non posso avere la consulenza di un medico che io ritengo più preparato? Sicuramente disagevole la questione degli spostamenti, poi, per chi vive in città e nella Piana».

Il paziente può avere la prestazione ambulatoriale del professionista ospedaliero, commenta la dottoressa Carla Breschi, consigliere comunale Pd, ma più frequentemente ora a pagamento. «Il numero dei professionisti è in calo, e restringe le maglie della disponibilità ambulatoriale perché impegnato nella diagnostica».

«In prospettiva - commenta Corrado Catalani, dell’Intersindacale medica - questa situazione peggiorerà, perché la legge di riordino prevede un accorpamento delle Asl e una diversa gestione delle strutture. Se per unità territoriali più piccole non si riesce a far fronte alla domanda, ridurre il numero di medici e infermieri - com’è in programma - vorrà dire peggiorare il quadro generale. Abbiamo - aggiunge Catalani - i ticket sanitari più alti d’Italia, il che porterà a consolidare il mercato esterno rispetto a quello pubblico, con prestazioni che verranno fatte a prezzi identici o più bassi. In alcuni casi già è così».

 

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