Il Tirreno

Pistoia

Caso Laing, la telefonata è di Bartoli

di Fabio Calamati
Caso Laing, la telefonata è di Bartoli

Il leader renziano: «Simona vada pure alla Procura, io dormo sonni tranquillissimi». Lei: «È stata un’intimidazione politica»

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PISTOIA. È Roberto Bartoli, membro dell'assemblea nazionale del Pd e della direzione provinciale di Pistoia, leader dei renziani pistoiesi, l'autore della telefonata fatta per fermare la aspirante candidata alle elezioni regionali Simona Laing, amministratrice unica dell’azienda pubblica Farcom, in nome di un accordo politico che aveva già identificato i nomi dei candidati forti della provincia di Pistoia. Quello stesso Bartoli che fu convintamente appoggiato proprio dalla Laing nel gennaio 2012, alle primarie per la corsa a sindaco di Pistoia, poi vinte da Samuele Bertinelli.

Dopo che la stessa Laing ha denunciato la sua esclusione dal listino Pd per le Regionali, la vicenda è apparsa sui quotidiani nazionali "Il Fatto Quotidiano" e "Repubblica". E ieri sono stati gli stessi Bartoli e Laing, con due distinti comunicati, a dare un nome e un cognome al dirigente politico (finora rimasto ufficialmente anonimo) che aveva evocato carichi di merda addosso alla malcapitata se avesse insistito nella candidatura. E questo perché il suo nome non era previsto nell’accordo di spartizione dei posti disponibili in lista tra le varie correnti del partito pistoiese.

Nonostante questo, Simona Laing ha scelto proprio di insistere, presentando una delle otto candidature ai sei posti in lista per la Regione. Venerdì 10 aprile la direzione provinciale del Pd ha votato (con 60 favorevoli, 2 contrari e un astenuto) escludendo la stessa Laing e Roberto Michelotti, di Pescia. Il giorno dopo Laing ha convocato una conferenza stampa in cui ha parlato della telefonata (senza indicarne l'autore né, dettagliatamente, il contenuto) e ha sostenuto di essere stata esclusa in nome di un "accordo di potere" che punta all’elezione del tandem Massimo Baldi-Federica Fratoni (il primo renziano doc, già candidato battuto alla segreteria comunale Pd; la seconda ex franceschiniana, presidente della Provincia).

Quella telefonata Simona Laing l'aveva però registrata (all'insaputa dell'interlocutore, va precisato) e nei giorni successivi l'ha inviata sia al segretario regionale Dario Parrini che al presidente della commissione di garanzia Agostino Fragai. Ma finora non sono emerse reazioni particolari dai vertici regionali del partito.

Ieri, invece, la vicenda è stata ricostruita da “Il Fatto Quotidiano” e anche “Repubblica” è uscita con un breve articolo sull’argomento. Il primo quotidiano faceva esplicitamente anche il nome dell’interlocutore telefonico di Laing: Roberto Bartoli, appunto. Il quale ha subito diffuso una nota.

"Quanto uscito stamani su Il Fatto Quotidiano - scrive - non merita alcun commento. Si dà notizia di una conversazione politica, peraltro registrata a mia insaputa, che non contiene alcuna minaccia o ingiuria. Chi ha montato tutto questo, se ritiene che ci siano gli estremi, vada in Procura della Repubblica. Io dormo sonni tranquillissimi. Capisco il rammarico per non aver ottenuto una cosa che si voleva tanto. Capisco poco le vendette nei miei confronti quando il 95% della direzione ha votato la composizione della lista. Ci avevo visto molto bene a non voler sostenere quella candidatura".

Pronta la risposta di Simona Laing", in una nota che pubblichiamo a lato. «Preciso – risponde l’amministratrice della Farcom – che la registrazione della telefonata non l’ho fatta avere io alla stampa, anche se l’ho certamente inviata ad alcune persone che conosco. Confermo anche che l’ho inviata a Fragai, presidente della commissione di garanzia. Ma non voleva essere un ricorso formale, non intendevo fare casino. Speravo che la mia vicenda si potesse chiudere con delle scuse, che però non sono arrivate».

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