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bufera nel pd a pistoia

Caso Laing, Roberto Bartoli l'autore della telefonata sotto accusa

Caso Laing, Roberto Bartoli l'autore della telefonata sotto accusa

Secondo l'aspirante candidata "tagliata" dalla direzione provinciale, il dirigente renziano l'avrebbe minacciata di "ricoprirla di merda" se avesse cercato di candidarsi. Lui ribatte: vada pure in procura, io dormo sonni tranquillissimi

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PISTOIA.E' Roberto Bartoli, membro dell'assemblea nazionale del Pd e della direzione provinciale di Pistoia, leader dei renziani pistoiesi, l'autore della telefonata per fermare la aspirante candidata alle elezioni regionali Simona Laing, in nome di un accordo politico che aveva già identificato i nomi dei candidati forti della provincia di Pistoia. Dopo che la vicenda è apparsa sui quotidiani nazionali "Il Fatto Quotidiano" e "Repubblica", sono stati gli stessi Bartoli e Laing, giovedì 16 aprile, con due comunicati, a dare un nome e un cognome al dirigente politico (finora rimasto ufficialmente anonimo) che l'aveva minacciata di "riempirla di merda" se avesse insistito nella candidatura. Cosa che poi Laing ha fatto, presentando una delle otto candidature ai sei posti in lista per la Regione. Venerdì 10 aprile la direzione provinciale del Pd ha votato (con 60 favorevoli, 2 contrari e un astenuto) escludendo la stessa Laing e Roberto Michelotti, di Pescia. Sabato Laing ha convocato una conferenza stampa in cui ha parlato della telefonata (senza indicarne l'autore né, dettagliatamente, il contenuto) e ha sostenuto di essere stata esclusa in nome di un "accordo di potere".

Quella telefonata Simona Laing l'aveva registrata (all'insaputa dell'interlocutore) e l'ha inviata sia al segretario regionale Dario Parrini che al presidente della commissione di garanzia Agostino Fragai. Ma finora non si registrano reazioni particolari.

"Quanto uscito stamani su Il Fatto Quotidiano - commenta Bartoli in un comunicato stampa - non merita alcun commento. Si dà notizia di una conversazione politica, peraltro registrata a mia insaputa, che non contiene alcuna minaccia o ingiuria. Chi ha montato tutto questo, se ritiene che ci siano gli estremi, vada in Procura della Repubblica. Io dormo sonni tranquillissimi. Capisco il rammarico per non aver ottenuto una cosa che si voleva tanto. Capisco poco le vendette nei miei confronti quando il 95% della direzione ha votato la composizione della lista. Ci avevo visto molto bene a non voler sostenere quella candidatura".

"La telefonata che mi è stata fatta - commenta in una nota Simona Laing - rivela che la fase congressuale del Pd a Pistoia era stata pilotata in modo da concertare anche le candidature per il consiglio regionale che a quel tempo erano lontane di quasi due anni". E conclude:  "Minacciare chiunque di essere "ricoperto di merda" in virtù di una scelta politica, lede il principio delle libertà individuali e dei diritti di espressione".

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di Redazione web