Gioco
Niente richiesta di calamità naturale vivai senza rimborsi
In Provincia sono giunte segnalazioni per 140 milioni di euro Non è stata raggiunta la soglia minima di 200 milioni
PISTOIA. La notizia era nell’aria e ieri è stata ufficializzata dalla Provincia: non è stata raggiunta la cifra necessaria ad attivare la richiesta di calamità naturale per le imprese agricole colpite dalla tempesta di vento del 5 marzo.
Il limite fissato dal Servizio Agricoltura della Provincia era di 200 milioni di euro: sono arrivate segnalazioni di danni per 140 milioni di euro. Quindi, nessun indennizzo. A questo punto, per sperare in sgravi contributivi o sospensioni di rate di mutui, alle aziende colpite non resta altro che sperare in un intervento governativo, sollecitato già nelle scorse settimane dalle associazioni di categoria e dalla Regione Toscana. «Per l’attivazione degli indennizzi previsti dal Fondo di solidarietà nazionale - spiega Silvia Masi, dirigente della Provincia - è necessario che l’ammontare del danno superi il 30% del valore medio annuo della produzione agricola complessiva». L’ente locale ha raccolto 800 schede di segnalazione nell’arco di un mese. «L’importo totale dei danni ammonta a circa 140 milioni di euro, dei quali 116 sono quelli relativi alle produzioni e 24 milioni quelli alle strutture agricole. Seppur consistenti e diffusi su tutto il territorio - commenta Masi - i danni sono inferiori alla soglia richiesta».
Questo risultato, commentano sia Sandro Orlandini (presidente provinciale Cia) che Vincenzo Tropiano (direttore provinciale Coldiretti) risente di due fattori: «Uno, tanti piccoli e medi imprenditori florovivaistici, non confidando in alcun indennizzo, non hanno nemmeno presentato domanda. Secondo, dobbiamo tener conto che il 25-30% dei danni non era immediatamente quantificabile».
«Sommare i danni, considerando solo le piante distrutte, e rapportarli al fatturato medio annuale per verificare se incide più del 30%, non è - afferma Tropiano - il miglior metodo. Per la stima dei danni alle colture nel vivaismo occorre mettere in conto le tantissime giornate che sono occorse per la risistemazione delle vasetterie e delle piante in campo. E non solo, occorre mettere in conto che le piante danneggiate non saranno commercializzabili prima di due o tre anni. Si tratta di piante che erano pronte ad essere caricate sui camion, e che invece rimarranno nei vivai per guarire le ferite del vento. Alla mancata vendita, si aggiungono costi diretti e indiretti a carico delle aziende. Rimane immobilizzato capitale in campo, con alti costi per le potature e le rinvasature delle piante, nonché per tutta la manodopera aggiuntiva e tutti i mezzi tecnici (terricci, vasi, fertilizzanti, acqua)».
Distretto. Si terrà lunedì 20 aprile, alle ore 9, in Sala Maggiore del Comune, l’elezione del nuovo presidente del Distretto vivaistico. Unico candidato, Francesco Mati, vicepresidente provinciale di Confagricoltura. L’assemblea, inizialmente prevista il 6 marzo, era stata rimandata a causa della tempesta di vento. Su Mati convergeranno i voti di Cia e Confagricoltura, incertezza per il voto di Coldiretti.
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