Gioco
A Uzzo l'ultimo abbraccio allo scialpinista travolto dalla slavina
Tra la gente al funerale, anche il compagno di escursione, che deve la vita al sangue freddo della vittima
PISTOIA. «In questi giorni ho pensato molto a quello che può essere successo in quella mattina di Pasqua. Proprio nel giorno di riferimento per tutti noi, si è verificato un passaggio (questo il significato della parola “pasqua” in ebraico, ndr). Pesante, sconcertante, incomprensibile. Ma comunque un passaggio».
Le parole di monsignor Cesare Tognelli risuonano nella piazzetta della chiesa di San Lorenzo, a Uzzo, tra centinaia di persone arrivate nella piccola frazione collinare per dire addio a Cesare Paoletti, il consulente del lavoro e istruttore di sci alpinismo travolto da una slavina nel giorno di Pasqua durante un’escursione fuoripista insieme ad un amico. Troppi, i presenti, per essere accolti nella chiesetta del paese. E tra i tanti volti illuminati dal sole gentile di ieri, c’era anche quello di Alessandro Ciabattini, l’imprenditore pratese di 53 anni sopravvissuto alla valanga caduta da un costone del monte La Nuda, al Corno alle Scale. A salvarlo è stato proprio l’amico Cesare. Con il corpo imprigionato e ferito, l’istruttore pistoiese ha dato l’allarme e ha continuato a consolare Alessandro.
«In questo momento – ha detto monsignor Tognelli – siamo tutti più poveri. Questa è una Pasqua davvero pesante. So bene che adesso dominano tra noi l’incomprensione, l’ incapacità di accogliere e accettare ciò che è successo. La realtà delle cose ci sovrasta e ci schiaccia. Ma dovremmo non domandarci “perché”». E ancora: «C’è da stringere i denti, da tenere i pugni chiusi, da lasciare persino un po’ di spazio alla nostra rabbia, perché noi non riusciamo a capire, a comprendere, ma anche questo fa parte della nostra vita e della nostra fede. Il Signore non vuole persone incapaci di soffrire».
Le parole di monsignor Tognelli penetrano nella piazzetta della chiesa. La moglie di Cesare, Sabrina Borghi, abbraccia i tanti amici del marito che con lui condividevano la passione per la montagna. Paoletti, 49 anni, era infatti membro del Club Alpino Italiano e, in passato, anche del Soccorso Alpino della Montagna Pistoiese.
Ed era, senza dubbio, «il miglior zio del mondo», come ha voluto dirgli la nipote Sara. «Non so da dove ho trovato la forza per scriverti, caro zio – dice la giovane Sara – Eravamo come cane e gatto ma ci volevamo un gran bene. Quante cose abbiamo vissuto insieme... Lo so che non mi vuoi vedere piangere, non lo sopporteresti. Ora sei lassù insieme alla nonna e spero che insieme mi possiate dare la forza di superare questo momento. Anche se non ci sei, io ti sento. Ti prometto che mi impegnerò nella tua materia. Non te l’ho mai detto, ma per me sei sempre stato il migliore zio del mondo».
Il fratello di Cesare Paoletti, ha invece affidato il suo saluto alla preghiera. Troppo forte il dolore per lui. «Non ho avuto il coraggio di scrivere» ha detto durante la funzione. Gli amici dello scialplinista hanno portato la bara fino al vicino cimitero. Al seguito, una folla immensa di persone.
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