L’esperto di valanghe: «L’Appennino è più pericoloso delle Alpi»
«Si sente dire che l’Appennino è più sicuro delle Alpi. Una falsa credenza che può far ritrovare in situazioni spiacevoli». Così spiega Enrico Catellacci, fochino-tecnico del distacco Aineva/Svi-Cai...
«Si sente dire che l’Appennino è più sicuro delle Alpi. Una falsa credenza che può far ritrovare in situazioni spiacevoli». Così spiega Enrico Catellacci, fochino-tecnico del distacco Aineva/Svi-Cai che opera nel comprensorio Abetone- Val di Luce. «Non mi riferisco solo alle valanghe – spiega Catellacci - sulla montagna tosco-emiliana i cambiamenti delle condizioni climatiche possono essere più repentini delle Alpi, perché il mare è più vicino. La montagna, comunque, non va mai sottovalutata, anche le uscite con le ciaspole, lungo certi itinerari, potrebbero essere soggette ai pericoli più tipici dello scialpinismo». «Per la difesa dal pericolo di valanghe, all’Abetone è stata fatta una cartografia delle zone più a rischio – prosegue Catellacci- per questo in Val di Luce vengono costantemente monitorati dei siti valanghivi e, quando necessario, interveniamo con l’esplosivo per rimuovere le masse nevose instabili per mettere così in sicurezza gli impianti di risalita e le piste da sci. Prima di avventurarsi fuori pista bisogna comunque informarsi sul bollettino nivometeo che fa riferimento alla scala europea del pericolo valanghe, da 1 “debole” a 5 “molto forte”. Qui in Appennino il bollettino è emesso dal Corpo Forestale che cura il servizio Meteomont. In questo momento all’Abetone siamo fra 1 e 2, pericolo debole/moderato. Quando le condizioni indicano un rischio più elevato, il sindaco emette un’ordinanza di divieto dei fuoripista». Per chi si vuol cimentare nelle prime salite e discese fuori pista in zone non contaminate da impianti e strutture ricettive, è consigliabile frequentare i corsi propedeutici. Nell’equipaggiamento non devono mai mancare pala, sonda, arva e telefono con la batteria carica. (e.v.)
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