Gioco
Il racconto inquietante di quella valanga evitata dieci anni fa
Paoletti aveva anche tenuto corsi sui rischi della montagna e in un sito descrive l’incontro ravvicinato con una slavina
PISTOIA. Ucciso da una valanga. Un destino tragico e beffardo quello che ha portato alla morte di Cesare Paoletti, perché se c'era qualcuno che conosceva bene quel pericolo quello era proprio lui. Già si era trovato ad affrontare questo pericolo negli anni passati, come può capitare a chi pratica sci alpino. Un’esperienza che aveva messo a disposizione degli altri appassionati, proprio per mettere in guardia contro questo pericolo.
Nel gennaio del 2014 – solo per fare un esempio – la sezione di Pistoia del Club Alpino Italiano organizzò un incontro di aggiornamento rivolto agli escursionisti invernali della mottagna.
L'incontro, dal titolo "Valutazione e gestione del rischio valanghe ed i metodi di riduzione del rischio" era tenuto proprio da Cesare Paoletti (il quale infatti era anche un istruttore qualificato di scialpinismo).
La sua passione aveva fatto di Paoletti un’esperto cui fare riferimento quando si trattava di affrontare la montagna, ed è facile trovare, sulle pagine specialistiche, racconti e testimonianze dello stesso sciatore pistoiese.
In uno di questi, angosciante con il senno di poi, Paoletti descrive un'esperienza passata risalente a 10 anni fa. Una testimonianza raccontata su un sito specializzato (www.scialp.it e accompagnata dalla foto sopra dello stesso Paoletti)) per descrivere la valanga che lo aveva quasi investito all'Abetone, in località Campolino. Un racconto, il suo, in cui predominava l'analisi tecnica e scientifica del fenomeno, come si addice a un esperto.
«La valanga – scriveva sul sito internet Cesare Paoletti – è avvenuta il 23 febbraio 2005, verso le 10,40. La zona è quella di Campolino proprio sotto gli impianti, un itinerario conosciuto come Sassiscritti. Lo spessore della neve in quel luogo era di circa 3 metri, mentre la pendenza è sicuramente superiore ai 30 gradi. Il pendio è stato prima percorso da un mio compagno, successivamente da un secondo, quindi sono partito, appena entrato nel pendio ho visto chiaramente la linea di frattura prodursi, a quel punto ho puntato verso il gruppo di faggi e lì la massa nevosa mi ha raggiunto senza però travolgermi. Lo scivolamento verso il basso della neve non è stato particolarmente veloce - continuava Paoletti nella sua analisi tecnica di quell’episodio - la distanza percorsa dalla massa nevosa dal punto di distacco al punto in cui si è fermata non ha superato i 70/90 metri. La neve quel giorno era classificabile come fresca, era nevicato due o tre giorni prima la temperatura si era mantenuta molto bassa e senza vento, solo la sera prima aveva tirato un forte vento da est, che si stava attenuando nel corso della mattinata. Il meteo era asciutto, ma con nubi basse portate dal vento. A mio parere il lastrone che si è staccato si era prodotto, per compressione eolica, durante la notte, proprio in quel punto in quanto unica radura nel bosco ed esposto ad est».
Poi la sorte si è ripetuta, stavolta con un effetto moltiplicato. E tragico.
Luigi Spinosi
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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