Il Tirreno

Pistoia

Vento, niente indennizzi per i vivai

Tiziana Gori
Una serra distrutta dal vento nella Piana pistoiese (foto Lorenzo Gori)
◗
Una serra distrutta dal vento nella Piana pistoiese (foto Lorenzo Gori)

Le segnalazioni di danni alla Provincia non raggiungerebbero la soglia dei 200 milioni di euro, utile per attivare la calamità

3 MINUTI DI LETTURA





PISTOIA. Non ci sono i numeri per attivare la richiesta di calamità agricola. Le segnalazioni di danni giunte al Servizio Agricoltura della Provincia non raggiungerebbero la cifra di 200 milioni di euro, soglia oltre la quale l’ente inoltrerebbe al Ministero la richiesta di calamità agricola per chiedere che le aziende colpite beneficino degli indennizzi previsti dal Fondo di solidarietà nazionale. «Calamità agricola si ha con il 30% del prodotto agricolo perso a causa dei danni subìti - spiega Silvia Masi, dirigente del Servizio Agricoltura - Da una nostra stima questo corrisponderebbe a una cifra dai 200 milioni di euro in su, considerate la quantità delle aziende agricole e florovivaistiche presenti in provincia. Oggi (ieri, ndr) scadevano i termini per le segnalazioni dei danni. La somma totale sarà nota tra alcuni giorni, ma escluderei che siano stati raggiunti i 200 milioni di euro».

La tempesta di vento che nella notte del 5 marzo ha sferzato in lungo e in largo tutta la regione non avrebbe quindi assunto, per le imprese del settore agricolo, il rilievo della “calamità”. «C’è chi se l’è cavata con un graffio, e chi è in coma», sostiene Francesco Mati, uno dei titolari di Mati Piante, vicepresidente provinciale di Confagricoltura. «Anche nel caso non venga riconosciuta la calamità - afferma - cercheremo di avere forme di supporto per le aziende. Dopo periodi di vacche magre, come quello attuale, i danni provocati dal vento sono stati per molti una mazzata».

[[atex:gelocal:il-tirreno:pistoia:cronaca:1.11171672:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.iltirreno.it/image/contentid/policy:1.11171672:1652013995/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]

Nelle previsioni iniziali le associazioni florovivaistiche avevano annunciato danni per 300 milioni di euro. «Come mai le segnalazioni sono state inferiori? Forse per una stima iniziale eccessiva, ma - dice Sandro Orlandini, presidente provinciale della Cia - riteniamo che molte aziende medio-piccole, non confidando negli indennizzi, non abbiano inoltrato i dati dei danni subìti». All’indomani della dichiarazione di stato di emergenza da parte del presidente della Regione, Enrico Rossi, sono partite le procedure per verificare se sono presenti i numeri per chiedere lo stato di calamità naturale. E per quello che riguarda le imprese agricole, floricole e i vivai, la calamità agricola. La Provincia, ente competente a raccogliere le segnalazioni per poi trasmettere l’eventuale richiesta al Ministero delle Politiche agricole, ha concesso un mese di tempo. I termini sono scaduti ieri, e le segnalazioni pervenute non raggiungerebbero i 200 milioni di euro. Cifra che farebbe scattare la richiesta di calamità, con il Ministero chiamato ad attivarsi, tramite il Fondo di solidarietà nazionale, per elargire gli indennizzi utili alla ripresa agricola.

«Lo strumento della calamità agricola - sostiene la dottoressa Masi - non è adeguato al vivaismo. Riesce solo ad intervenire quando i danni sono estremi. In provincia, la tempesta di vento ha provocato danni a macchia di leopardo, e probabilmente non si è avuta la perdita del 30% del fatturato

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa