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Cartiera San Felice, i sindacati chiedono altri ammortizzatori sociali
Cgil, Cisl e Uil bocciano i licenziamenti "basati su criteri soggettivi" e aspettano dall'azienda il piano di investimenti. Nuovo incontro con la proprietà
PISTOIA. I sindacati chiedono che venga presentato un piano degli investimenti, bocciano il taglio dei posti di lavoro basato su criteri soggettivi, e invocano l’utilizzo di ulteriori ammortizzatori sociali per la cartiera San Felice di Piteccio. Le richieste, avanzate da Marco Del Cimmuto della Cgil, saranno portate al tavolo di domani pomeriggio, venerdì 3 aprile, con la proprietà, previsto all’Associazione industriali.
Nelle scorse settimane sono stati annunciati licenziamenti per 25 dipendenti su 61. Alcuni operai hanno risposto alla previsione di taglio aderendo allo sciopero indetto ieri da Cgil, Cisl e Uil. Il tempo per le trattative scade il 9 giugno, al termine del contratto di solidarietà. Anche il sindaco Samuele Bertinelli si è interessato alla vicenda. Mercoledì pomeriggio infatti, il primo cittadino ha incontrato il presidente del cda della San Felice spa, Alessandro Carrara e, subito dopo, ha avuto un confronto con le rappresentanze sindacali e con un gruppetto di lavoratori della cartiera.
«Un interessamento molto apprezzato - dice il sindacalista Cgil - Il ruolo attivo del Comune sarà fondamentale». «Nessuno nega la situazione di crisi – continua Marco Del Cimmuto – ma è altamente improbabile arrivare a un accordo se non verranno rispettate alcune fondamentali condizioni. Chiediamo che sia presentato un piano di investimenti dalla società prima di operare qualsiasi taglio occupazionale. Nella gestione delle eccedenze inoltre, non potranno essere accettati tagli basati su criteri soggettivi. Infine è inaccettabile che, tolti i dipendenti pensionabili e le fuoriuscite volontarie accompagnate da incentivi, chi resta sia cacciato pur avendo ancora a disposizione gli ammortizzatori sociali».
Fin dall’inizio, il numero dei licenziamenti è sembrato eccessivo ai sindacati. «Il taglio di 25 posti di lavoro – ribadisce Alberto Morosi, Uil – non è la soluzione. Abbiamo ancora 65 giorni per continuare la trattativa. La discussione è aperta».
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