Il Tirreno

Pistoia

Studente indisciplinato andrà in gita se migliora voti e condotta

Beatrice Faragli
Alunni in gita scolastica
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Alunni in gita scolastica

Il consiglio di classe si riunirà una settimana prima della gita e deciderà se lo studente nel frattempo ha dato segni di cambiamento di condotta. Sui social, tutti d'accordo con la preside della scuola della provincia di Pistoia e poca solidarietà con la madre del ragazzo che ha però il sostegno dei compagni di classe

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PISTOIA. «La sospensione dalla gita non è una punizione fine a se stessa né una gogna, ma una possibilità data al ragazzo, a noi, e alla famiglia, di fermarci e riflettere tutti insieme. Lo strumento è educativamente efficace», parola di preside. La dirigente della scuola media, in provincia di Pistoia, in cui il consiglio di classe ha vietato la gita a uno studente per motivi disciplinari, difende il provvedimento preso. Lo difendono praticamente all’unanimità anche sul web. I commenti lasciati dai lettori in seguito alla pubblicazione on line della storia, sono infatti a favore della dirigente scolastica: bene ha fatto, secondo gli internauti, a vietare il breve viaggio con i compagni di scuola. In molti sottolineano anche quanto il comportamento dei genitori sia cambiato nel corso del tempo.

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«Prima – si legge nei commenti – se un ragazzo fosse tornato a casa con una sospensione o un rapporto, sarebbe stata direttamente la famiglia a proibirgli la gita». Intanto la dirigente pone l’accento sulla flessibilità del provvedimento, proprio per sottolineare l’aspetto educativo della sospensione. Se l’alunno dimostrerà volontà nello studio e un corretto comportamento, «i patti – ribadisce la preside - saranno mantenuti». Il patto è quello di concedere la partecipazione alla gita programmata a fronte di uno sforzo teso al miglioramento di voti e condotta da parte del ragazzo. «Una settimana prima della partenza, il consiglio di classe deciderà sul da farsi». La madre del giovane, che ieri, dalle pagine del Tirreno, aveva denunciato come «ingiusto e inspiegabile» il provvedimento a carico del figlio deciso da insegnanti e preside, torna adesso a parlare di «un vero e proprio castigo».

L’alunno era stato sospeso per pochi giorni nelle scorse settimane. A questa prima misura disciplinare, se n’è aggiunta una seconda: la gita negata. Lo studente avrebbe infatti palesato l’intenzione di “non dormire per due giorni di fila” durante la trasferta. «Non stiamo parlando di un bullo e – lo difende la madre – proprio per questo la misura disciplinare è stata ingiusta. I compagni di classe – racconta - hanno fatto scudo intorno a lui. Hanno anche parlato con le insegnanti per portare mio figlio in gita. Ciò dimostra quanto sia benvoluto da tutti a scuola. Non contesto la sospensione dalle lezioni ma escluderlo anche da una gita, dallo stare insieme ai compagni, non è giusto. Mio figlio – conclude la donna - non ha fatto niente di così grave per essere lasciato a casa».

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