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Violenza sessuale davanti alla classe: vicepreside accusa il professore
Pistoia, numerose segnalazioni contro il docente accusato di aver palpeggiato una studentessa. Testimonianze divergenti, la difesa chiede un confronto. Alla prossima udienza parlerà l’imputato
PISTOIA. Telefonate imbarazzanti nel cuore della notte, sguardi eloquenti nelle scollature delle studentesse, proposte oscene a una di loro che aveva accettato da lui un passaggio in auto. All’udienza di giovedì 26 marzo al tribunale di Pistoia contro l’insegnante 56enne di un istituto tecnico pistoiese finito sotto processo per violenza sessuale nei confronti di una sua studentessa, il principale protagonista è stato lo storico vicepreside dell’istituto superiore dove il prof insegnava fino al 2012.
Il vicepreside ha sostenuto che, prima e soprattutto dopo che la ragazza denunciò la violenza e il docente fu allontanato, numerose furono le segnalazioni di casi in cui il professore in questione aveva avuto comportamenti inaccettabili nei confronti delle studentesse a lui affidate. Insomma, la violenza sessuale di cui l'uomo è accusato, un palpeggiamento sul sedere durante un compito in classe, preceduto e seguito da attenzioni insistenti e pesanti nei confronti della studentessa (compresa un’esplicita richiesta di sesso con un messaggio inviatole su Facebook), non sarebbero stati casi isolati, tutt’altro.
Il vicepreside ha innanzitutto rievocato il giorno in cui la studentessa lo avvicinò per raccontargli proprio del messaggio ricevuto via web. «Rimasi allibito – ha detto il teste – e chiesi subito se c’erano stati altri casi simili e lei mi raccontò l’episodio del compito in classe durante il quale lo stesso professore le aveva palpeggiato il sedere. Dissi allora che accuse così gravi dovevano essere messe per iscritto e indirizzate al preside». Cosa che la studentessa fece già il giorno dopo quell’incontro, consegnando un esposto che il preside trasmise poi ai carabinieri, dando origine all’inchiesta, condotta dal pm Giuseppe Grieco, dal quale è poi scaturito il processo in corso.
Ma secondo il vicepreside erano già stati numerosi i casi di lamentele di studentesse nei confronti di quel docente troppo disinvolto. O di studenti maschi a disagio perché il prof li canzonava, magari per l’incipiente calvizie.
Ma fu dopo l’esposto che le segnalazioni si moltiplicarono all’interno della scuola. Il vicepreside, tra l’altro, ha raccontato di aver saputo di insistenti offerte di passaggi in auto a studentesse, di messaggi telefonici a mezzanotte in cui si interpellava la destinataria dicendole “buonanotte fiorellino” e altre cose del genere.
Il vicepreside ha anche raccontato di aver saputo da una studentessa (di un’altra classe rispetto a quella della ragazza vittima della violenza) che il prof aveva fatto schierare le quattro femmine della classe nei banchi in prima fila, che le scrutava nelle scollature e si era informato delle taglie dei loro reggiseni.
Giovedì il collegio giudicante (presidente Luciano Costantini) ha potuto ascoltare – tra le altre – anche la testimonianza di quest’ultima studentessa. Che ha confermato la faccenda dei banchi delle femmine in prima fila, spiegando però che era stata giustificata dal fatto che “le femmine altrimenti parlano tra loro”. Per il resto, la ragazza ha descritto un professore “solare, scherzoso, che attribuiva soprannomi e nomignoli a femmine ma anche a maschi”. Ma nient’altro di compromettente.
Una discordanza tra le deposizioni che ha spinto uno dei difensori del professore, Leonardo Zilletti, a chiedere un confronto tra il vicepreside e la ragazza. Zilletti ha anche chiesto di sentire le studentesse e le colleghe insegnanti che il vicepreside ha indicato come fonti dei racconti sui comportamenti scorretti dell’imputato. Il tribunale si è riservato la decisione e intanto ha fissato la prossima udienza per il 17 settembre, quando a comparire in aula sarà lo stesso professore sotto accusa.
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