Il Tirreno

Pistoia

operazione antiterrorismo

Isis, perquisizioni anche a Pistoia e in Valdinievole

La questura di Pistoia
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La questura di Pistoia

In concomitanza con il culmine dell'inchiesta della procura di Brescia che ha portato all'arresto di tre estremisti islamici, i poliziotti della Digos pistoiese hanno bussato all'alba alle porte di quattro magrebini residenti in provincia

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PISTOIA. Perquisizioni anche a Pistoia e in provincia all'alba di mercoledì 25 marzo in concomitanza con l'operazione con cui la polizia ha sgominato una cellula di estremisti islamici che operava tra l'Italia e i Balcani. L'operazione denominata "balkan connection" è stata coordinata dal servizio centrale antiterrorismo della direzione centrale della Polizia di prevenzione/Ucigos e condotta dalla Digos di Brescia con il concorso delle questure di Torino, Como e Massa Carrara.

Nella nostra provincia, proprio nel giorno in cui sono scattate le manette dei colleghi del nord Italia, gli uomini della Digos della questura hanno perquisito le abitazioni di quattro cittadini magrebini noti per essere vicini agli ambienti islamici radicali: tre residenti a Pistoia città e uno residente in un comune della Valdinievole. I poliziotti non hanno trovato però documentazione compromettente. Niente è stato sequestrato.

Tornando all'operazione della procura di Brescia, secondo quanto appreso, la cellula di estremisti islamici sgominata a livello nazionale era dedita al reclutamento di aspiranti combattenti e al loro instradamento verso le milizie dello Stato Islamico. I provvedimenti di custodia cautelare sono stati emessi dal Gip di Brescia nei confronti di due cittadini albanesi, zio e nipote: il primo è residente in Albania mentre il secondo vive in provincia di Torino, così come il terzo arrestato, che è un ventenne cittadino italiano di origine marocchina.

[[atex:gelocal:il-tirreno:massa:cronaca:1.11113554:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/massa/cronaca/2015/03/25/news/isis-smantellata-una-cellula-in-italia-tre-arresti-1.11113554]]L'accusa ipotizzata nei confronti dei due albanesi è di reclutamento con finalità di terrorismo mentre nei confronti del ventenne il reato contestato è apologia di delitti di terrorismo, aggravata dall'uso di internet. Il giovane infatti, sarebbe l'autore del documento di propaganda dell'Isis, un testo di 64 pagine interamente in italiano, apparso di recente sul web.Il documento si intitola 'Lo stato islamico, una realtà che ti vorrebbe comunicare".

Il giovane, secondo le indagini, era attivissimo su Internet e avrebbe preparato il documento, di cui si è saputo solo lo scorso 28 febbraio, a novembre scorso. Il testo illustra nel dettaglio le attività del Califfato in Siria e Iraq, descrivendolo come uno Stato che offre protezione ai suoi cittadini ed è spietato con i nemici. L'importanza del documento, sostengono gli investigatori, sta non tanto nei contenuti quanto nel fatto che è stato ideato specificatamente per il pubblico italiano.Le indagini hanno accertato che dopo esser stato messo in rete dal ventenne, il documento è stato rilanciato da diversi utenti, attraverso Facebook e siti internet.

I tre arrestati erano in contatto, telefonico e facebook, con un italo marocchino residente a Vobarno (Brescia), inserito nella lista dei 65 "foreign fighters" italiani, partito nel settembre 2013 dal nostro Paese per unirsi all'Isis. L'uomo pochi giorni prima di trasferirsi in Siria aveva effettuato un rapido viaggio proprio in Albania. Il 12 giugno del 2013 era già stato arrestato dalla Digos per reati di terrorismo.

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