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Pistoia, chiesto il rinvio a giudizio per la vicenda Legnorosso

Pistoia, chiesto il rinvio a giudizio per la vicenda Legnorosso

Il pm: i due ex presidenti della polisportiva colpevoli di truffa ai danni del Comune. L’avvocato: negli anni incassi sempre reinvestiti negli impianti di Capostrada

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PISTOIA. Chiesto il rinvio a giudizio degli ex presidenti della Polisportiva Legnorosso, che gestiva gli impianti sportivi di Capostrada fino a due anni fa. Accusati di truffa, Luca Fabio Fontana ed Angelo Colella sono comparsi davanti al gup del tribunale di Pistoia, che dovrà decidere se mandarli o meno sotto processo, così come, al termine della sua requisitoria, ha chiesto il pm Luigi Boccia.

Le indagini dei carabinieri furono avviate circa tre anni fa sulla base di alcune segnalazioni confidenziali che riferivano di irregolarità nella gestione dell'impianto sportivo di Capostrada, probabilmente il più frequentato della città perché unico ad essere dotato di una serie di impianti polisportivi.

Nel 2005 la Polisportiva Legnorosso si aggiudicò la gara indetta dal Comune per la gestione del centro sportivo. Tra i vantaggi per il vincitore era previsto un monte ore annuo di utilizzo gratuito degli impianti che la Polisportiva offriva (illecitamente, secondo la ricostruzione dell'inchiesta) ad alcune delle associazioni sportive che operavano abitualmente all'interno del complesso.

Fontana, in qualità di gestore dell’impianto sportivo e legale rappresentante dell’Ac Capostrada, è accusato, in primo luogo, di truffa. "Prima – spiega il capo di imputazione – per aver rappresentato di possedere i requisiti, quale Polisportiva Legno Rosso, per partecipare al bando di gara per la concessione della gestione del complesso sportivo, di proprietà comunale". Quindi per aver rappresentato "preventivi di spesa per la realizzazione del campo a 11, ricevendo l’erogazione di un contributo pubblico dal Comune di Pistoia di 125.000 euro, e poi dichiarando falsamente di aver sostenuto spese superiori per una differenza di 156.528,09 euro".

Fontana, sempre secondo l’accusa, avrebbe omesso di effettuare una "compiuta rendicontazione dell’uso, anche dell’Ac Capostrada, e gestione degli impianti sportivi, ovvero di compiere una rendicontazione della gestione non corrispondente alla realtà e nascondendo gli utili del campo a 11 in sintetico, dei campi di calcetto, palestra sud e pista di pattinaggio, per 639.711,21 euro".

Così facendo avrebbe, secondo il pm, si sarebbe procurato "un ingiusto profitto consistito, quanto meno, nell’illecita appropriazione di queste somme che avrebbero dovuto essere reinvestite per miglioramenti degli impianti sportivi. Tutto questo dal 2005 all’ottobre 2013".

Fontana è accusato, oltre che di truffa, anche di appropriazione indebita: "Avendo il possesso di denaro dell’Ac Capostrada sul conto dell Banca di Credito di San Pietro in Vincio, si impossessava di somme di denaro prelevandole personalmente, ovvero trasferendole su altro conto personale. Aggravato dall’aver commesso il fatto con abuso di prestazione di ufficio e d’opera per la qualità ricoperta".

Angelo Colella, succeduto a Fontana dopo che a questo venne notificato l'avviso di garanzia,  è accusato di truffa e falsa rendicontazione. Gli utili che secondo il pm avrebbe nascosto nei mesi della sua presidente, da gennaio ad aprile 2014,  ammonterebbero a 28.550 euro.

Tutti fatti che martedì mattina, 24 marzo, l’avvocato difensore dei due imputati, Sergio Mazzone, ha contestato uno ad uno, depositando nelle mani del gup Alessandro Buzzegoli una corposa memoria in cui si evidenzia la regolarità di tutte le operazioni economiche portate a termine nel corso degli anni. Un approfondito lavoro di recupero della contabilità (anche quella di alcune operazioni “al nero”, tuttavia annotate) teso a dimostrare che tutti gli incassi che la polisportiva ha avuto negli anni sono stati completamente reinvestiti nell’impianto sportivo.

La decisione del gup è prevista per il prossimo 21 aprile.

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