Gioco
Licenziamenti alla cartiera San Felice
Procedura di mobilità per 25 dei 61 lavoratori dell’azienda del Gruppo Carrara. No dei sindacati: serve un rilancio
PISTOIA. Nove dei 26 impaccatori, 5 dei 9 addetti al magazzino, 6 degli 11 pulperisti (i lavoratori che preparano gli impasti della carta). Sono solo alcuni dei numeri annunciati ieri mattina nella sede dell’Associazione Industriali dalla società San Felice, titolare dell’omonima cartiera di via Calabbiana, per voce della dottoressa Anna Tacchini. In totale sono 25, su 61, i lavoratori che l’azienda vorrebbe mandare a casa al termine del contratto di solidarietà, che scade il 9 giugno. No dei sindacati, che stamani parleranno ai lavoratori in assemblea, e che chiedono alla San Felice un piano di rilancio. Una disponibilità a trattare su eventuali uscite volontarie può esserci, afferma Marco Del Cimmuto (Cgil) ma solo a fronte di un piano d’investimenti da parte della Spa.
La San Felice è una delle aziende del Gruppo Carrara, cartai tra i più noti a livello italiano, che hanno avviato la produzione nel 1873 e hanno attività sia in alcune province toscane (oltre al comune di Pescia, anche a Lucca e Arezzo) che nel resto d’Italia. La produzione di carta tissue, usata per i fazzolettini, tovaglioli, rotoli asciugatutto e carta igienica di altre aziende del Gruppo, risente molto meno della crisi rispetto al cartone multistrato in fogli e in bobine per scatole da scarpe e vassoi per pasticceria prodotto nella fabbrica di Piteccio.
Presidente del consiglio di amministrazione della San Felice Spa è Alessandro Carrara, che nel cda vede la presenza di altri due componenti della famiglia, Paolo e Massimo. L’azienda è stata aperta nel 1960, e nei periodi di massima produzione ha avuto oltre cento dipendenti. Nel 2009 i primi periodi di cassa integrazione. Da fine 2010 le difficoltà si sono acuite, sia per la crisi del settore che per la contrazione dei consumi. Senza dimenticare la concorrenza a basso costo dei Paesi orientali, Cina e Indonesia in testa. Dal 2010 al 2013, ha comunicato ieri l’azienda in Assindustria, il fatturato ha registrato una contrazione del 38%. La cartiera produceva, fino al marzo 2014, con due macchine continue a tamburi, una delle quali è stata fermata per il calo di ordinativi. Dopo il ricorso alla cassa integrazione guadagni ordinaria e alla cig straordinaria, il 5 marzo 2014 la San Felice ha aperto la procedura di mobilità per 34 dei 74 dipendenti. Il 29 maggio, al termine di una faticosa contrattazione coi sindacati, è stato firmato in Provincia un accordo per un anno di contratto di solidarietà di 46 dipendenti e la chiusura della mobilità con il ricorso al licenziamento collettivo per un massimo di 20 lavoratori. «Alla fine dell’anno - racconta Alberto Morosi, della Uil - le mobilità su base volontaria sono state 14».
Purtroppo, ha spiegato l’azienda, tra il secondo semestre 2014 e l’inizio del 2015 la situazione è ulteriormente peggiorata. La cartiera ha dovuto fermare completamente per diversi giorni anche l’ultima macchina continua in funzione a causa del calo di commesse, stimabile in un -10% rispetto al 2013. Il bilancio provvisorio 2014 si chiude con una perdita di oltre 900.000 euro. Il ricorso alla solidarietà non è stato sufficiente, sostiene la proprietà, che deve ridimensionarsi ancora e non esclude decisioni ancora più drastiche. Qualora dovesse perdurare l’attuale situazione di mercato e anche le ultime iniziative di riorganizzazione non producessero i risultati sperati, non è infatti esclusa la cessazione dell’attività aziendale con una nuova procedura di mobilità.
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