Toscana
Breda, cresce la preoccupazione «Urgente il confronto sul futuro»
Dopo l’assemblea in fabbrica le Rsu tornano a chiedere che venga aperto un tavolo nazionale «Devono essere rappresentati sia la vecchia proprietà che i nuovi padroni della Hitachi»
PISTOIA. Un tavolo nazionale di confronto, con Hitachi presente. «E’ fondamentale affrontare le criticità in modo complessivo» incalzano Fim, Fiom, Uil e Ugl dopo l’assemblea di ieri mattina con i lavoratori di via Ciliegiole e l’indotto.
«Dentro – spiega Riccardo Volpi, rsa Fim Cisl, subito dopo l’incontro – c’è un clima di preoccupazione, ma anche di attenzione e lucidità».
«A distanza di un mese dalla svendita – taglia corto Tiziano Fabbri, Ugl - il tavolo non è ancora arrivato». Tra le criticità da portare a Roma, ci sono «le condizioni di cessione del ramo d’azienda, il carico di lavoro che arriva al massimo a fine 2016 e gli oltre 100 esuberi annunciati alle segreterie nazionali durante l’incontro del 24 febbraio scorso», oltre al mantenimento dell’attuale indotto.
«La questione dei piani industriali e dell’occupazione – sollecitano le organizzazioni sindacali - deve essere discussa fin da subito a livello nazionale, con AnsaldoBreda, Finmeccanica e Hitachi» e «senza divisioni territoriali che – dice Albano Tonioni, Fiom Cgil - porterebbero solo a un ulteriore indebolimento del gruppo». «Ad oggi – si legge nel documento approvato dall’assemblea dei lavoratori della Breda – non ci sono garanzie sul mantenimento dei livelli occupazionali e sulla tenuta degli stabilimenti in termini di investimenti che vadano oltre quelli già approvati da Finmeccanica e AnsaldoBreda, e non a caso – sottolineano – le dichiarazioni dell’ad Finmeccanica e dell’ad di Hitachi Rail concordano sul fatto che per i prossimi due anni non ci saranno dismissioni e licenziamenti».
«Che si chiami AnsaldoBreda, Hitachi o in qualsiasi altro modo, per noi – commenta Riccardo Volpi, rsa Fim Cisl – dopo il 2016 il lavoro è finito». «La discussione –spiegano i membri delle rappresentanze sindacali unitarie – non è rinviabile al 2016. Dato che AnsaldoBreda attualmente non ha piattaforme nel settore ferroviario (tranne il Vivalto, che non è comunque un nostro prodotto) né sul mass transit (escludendo le metro leggere automatiche per le quali dipendiamo da Sts), e che per sviluppare un nuovo prodotto sono necessari dai diciotto ai ventiquattro mesi, a seconda della complessità del veicolo, è evidente che lo sviluppo di prodotti con cui partecipare alle gare e acquisire carichi di lavoro dal 2017 in poi, dovrà iniziare ben prima della fine del 2015».
«Visti i tempi di “gestazione” dei prodotti, Hitachi – incalza Fabbri - ci deve dire adesso cos’ha in pancia, perché se oggi non c’è niente, non ci sarà niente nemmeno domani. Per quanto riguarda gli esuberi, l’azienda è stata così “elegante” da chiamarli “non conferibili”. Viene da ridere. Non sono conferibili nei confronti di Hitachi. In poche parole, c’è una fase di dimagrimento in corso sul personale. “Buttano fuori” persone, e – sottolinea il rappresentante Ugl - di fatto gli esodi incentivati fanno parte di questa manovra, per poi aspettare Hitachi e vedere il suo piano. Noi non ci stiamo. Vogliamo capire a tutto tondo che progetto c’è. Con la cessione di ramo d’azienda inoltre, si mantengono alcuni diritti ma – avverte Fabbri - non sull’indotto. Ora – sottolinea Fabbri – per la politica pistoiese va tutto bene ma fino a pochi anni fa non era assolutamente così. C’era anche qualcuno pronto a sdraiarsi davanti ai cancelli …».
«Con molto rammarico – sottolinea Juri Citera, segretario Fim Cisl – dobbiamo prendere atto di essere stati lasciati soli ancora una volta. Il nostro sindaco ha avuto un lungo incontro (il 3 marzo, ndr) con l'amministratore delegato di Hitachi Rail Europe, Alistair Dormer, e con l’ad AnsaldoBreda Maurizio Manfellotto, ma aspettiamo ancora di sapere cosa è stato detto».
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