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Caso Mattia, ammissibile il no all’archiviazione
Il gip di Pistoia fissa l’udienza per il contraddittorio tra pm e avvocati della famiglia del bambino morto per sindrome da scuotimento dopo un malore all’asilo
PISTOIA. Il gip del tribunale ha dichiarato ammissibile l’istanza di opposizione all’archiviazione dell’inchiesta sulla morte del piccolo Mattia Pierinelli, il bimbo morto il 7 dicembre 2009, cinque giorni dopo che si era sentito male mentre si trovava all'asilo nido comunale Lago Mago di Pistoia.
Il giudice delle indagini preliminari Patrizia Martucci, in seguito alla richiesta presentata dai genitori del bambino dopo che il pm aveva chiesto l’archiviazione del caso, ha perciò fissato l’udienza per il contraddittorio. Il prossimo 20 aprile, una volta ascoltate le ragioni delle parti, prenderà la propria decisione: archiviare, ordinare al un ulteriore supplemento d’indagine, ordinare l’imputazione coatta.
Convinti che - come scritto nero su bianco dai loro periti di parte e nella sentenza del giudice civile che li ha risarciti – sia possibile circoscrivere lo scuotimento fatale all'orario in cui il loro figlioletto si trovava già all'asilo, Riccardo Pierinelli e la moglie Caterina Innocenti avevano depositato in tribunale un'istanza in cui chiedono che il gip imponga al pubblico ministero titolare dell'inchiesta, Claudio Curreli, di redigere un'imputazione coatta e chiedere il rinvio a giudizio delle tre maestre indagate per il reato di omicidio colposo.
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In subordine, sempre attraverso i loro legali, chiedono un supplemento di indagine: una nuova audizione del consulente di parte della famiglia, nonché quella di due nuovi specialisti (un neuroradiologo infantile e un esperto della Sbs, la Sindrome del bambino scosso) per un'ulteriore lettura delle tac eseguite sul bimbo durante i giorni di ricovero all'ospedale pediatrico Meyer di Firenze.
Il gip avrebbe potuto anche dichiarare inammissibile l’istanza dei genitori ed emettere il decreto di archiviazione, ma ha ritenuto necessario ascoltare le ragioni delle parti in udienza.
Nelle proprie motivazioni il pm Claudio Curreli aveva spiegato come l'impossibilità di individuare, con il necessario grado di certezza o di elevata probabilità, il momento dello scuotimento, impediva di esercitare l'azione penale sia nei confronti delle tre maestre indagate sia nei confronti di coloro che erano stati in compagnia del bimbo nelle ore precedenti il suo ingresso all'asilo (la madre e la nonna), "essendo oltremodo chiaro che tale esercizio può avvenire solo in presenza di una chiara responsabilità individuale e che nessun contributo ulteriore potrebbe essere fornito da un ipotetico dibattimento".
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Nella loro consulenza, infatti, i tre periti nominati dal gip nell'ambito dell'incidente probatorio disposto su richiesta dello stesso pm, collocano l'episodio di scuotimento tra le 7 e le 11 della mattina in cui Mattia entrò in coma all'asilo, con la possibilità di estendere tale spettro a qualche ora precedente.
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