Il Tirreno

Pistoia

Benedizione a scuola, è guerra aperta

di Beatrice Faragli
Benedizione a scuola, è guerra aperta

Il parroco: non benedico scrivanie. La dirigente: le regole sono queste e vanno rispettate. E parte una raccolta di firme

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CASALGUIDI. E’ la benedizione pasquale della discordia. Nessuno la vieta, nessuno la dà. Il consiglio d’istituto del Fermi di Casalguidi vuole che «siano benedetti i plessi, ma non le singole classi, per la presenza di alunni non cattolici». Il parroco di Casalguidi però, abituato negli anni a portar l’acqua santa in ogni aula, si rifiuta di «benedire le scrivanie». «A queste condizioni – mette in chiaro don Renzo Aiardi - io non ci sto».

Domenica mattina, durante la messa, il parroco ha avvertito i fedeli: quest’anno niente benedizione a scuola, non è permessa. Non che fosse una novità per chi ha un figlio alla elementare Ilaria Alpi e alla media Enrico Fermi. La decisione del consiglio d’istituto risale infatti al febbraio 2013, quando la preside Lucia Maffei era al timone del comprensivo da appena 5 mesi.

«Mi sentii in dovere di chiederle se potevo dare la benedizione» ricorda don Aiardi. «Mi chiese – racconta la Maffei sul parroco – se poteva benedire tutti i ragazzi, classe per classe. Gli dissi che questo non sarebbe stato possibile. La norma vieta l’interruzione delle lezioni per attività di culto». La vicenda venne comunque discussa dai rappresentanti di genitori, docenti, personale ata e dalla stessa preside, in consiglio. Il risultato è contenuto nella delibera numero 54, in cui il consiglio approva la sola benedizione dei plessi bocciando quella in aula.

Nel giugno dello stesso anno, ecco una seconda delibera «con la proposta di benedire i ragazzi e le famiglie in aula magna e in orario extrascolastico» ricorda Maffei. Ma da don Aiardi è arrivato un altro no. «Fare una benedizione la sera alle cinque, dopo la scuola, quando gli alunni hanno sulle spalle la fatica di un’intera giornata e i genitori hanno fretta, non sarebbe giusto. Questo per me è inaccettabile. Come inaccettabile è benedire il pian terreno di una scuola. Io andavo per benedire i bambini e i ragazzi, non certo per le scrivanie, i muri e le sedie. Siamo arrivati al punto di non fare il presepe, di non volere i crocefissi nelle scuole. E’ questa la “nostra” fede? I maestri dovrebbero aggregare i bambini, non dividerli. Andare nelle classi a benedire tutti significa anche mostrare ai ragazzi che esistono più religioni». Domenica, dopo la comunicazione- sfogo di don Aiardi durante la messa, Federico Gorbi, consigliere comunale di Serravalle Popolari e Riformisti, ha espresso su facebook il proprio dissenso, raccogliendo il sostegno di molti genitori. Diverse mamme stanno inoltre pensando di fare una raccolta firme per chiedere che l’acqua santa torni in classe.

Solo pochi chilometri più in là però, la mancata benedizione nelle aule è un fatto considerato normale e scontato. All’istituto comprensivo Bonaccorso da Montemagno di Quarrata, il preside Luca Gaggioli spiega che «sarebbe impensabile, oltre che contro la norma, interrompere le lezioni per qualsiasi atto di culto».

Stessa posizione per Stella Niccolai, dirigente del comprensivo Nannini (Quarrata), e Angela Desideri, preside del Sestini di Agliana e dell’istituto agrario di Pistoia. «Laddove creasse un problema – dice Desideri – leverei anche il crocefisso dall’aula. La scuola pubblica deve rispettare il culto di tutti». Così è stato fatto, negli anni passati, in alcune aule degli istituti aglianesi. Anche all’interno delle medie di Casalguidi, il crocefisso è presente solo in alcune classi, ma Lucia Maffei chiarisce che la situazione era già a macchia di leopardo quando è arrivata.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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