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Bimbi musulmani a scuola, il prete non può benedire le aule

Federico Gorbi, consigliere comunale di Casalguidi
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Federico Gorbi, consigliere comunale di Casalguidi

Serravalle Pistoiese: il consiglio d'istituto vieta l'ingresso al parroco di Casalguidi per rispettare chi ha un altro credo religioso. La protesta del consigliere comunale Federico Gorbi: "Chi rispetta la sensibilità di noi cristiani?"

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SERRAVALLE PISTOIESE. "Per il terzo anno consecutivo è stato impedito al Parroco di Casalguidi di benedire le aule delle locali scuole. Il motivo sarebbe il rispetto verso chi ha un altro credo religioso. Giusto rispettare la sensibilità di ciascuno, ma chi rispetta quella di noi cristiani? Oppure la presenza di qualche alunno di religione diversa è solo un comodo paravento di qualche laicista?".

A parlare è Federico Gorbi, consigliere comunale a Serravalle pistoiese nelle file di Serravalle Popolari e riformisti.

"Se la scelta fosse dovuta alla ormai crescente presenza multietnica e multireligiosa delle nostre scuole - prosegue - ritengo che tutti abbiano gli stessi diritti: come per i mussulmani viene studiato un menù rispettoso delle regole imposte dal Corano, altrettanto chiedo che vi sia la medesima attenzione verso i riti cristiani. Il rispetto che doverosamente dobbiamo alle minoranze non significa imporre la dittatura delle minoranze stesse".

"Se invece la volontà scaturita dal consiglio di istituto si ispira alla laicità - prosegue il consigliere comunale -  vorrei sommessamente ricordare che la laicità, come ricorda la Corte costituzionale, è un valore in positivo che non richiede di forzare la vita pubblica in una grigia neutralità. Laicità vuol dire creare uno spazio in cui tutte le fedi, e anche tutti coloro che non ne hanno una, abbiano eguali diritti e uguale rispetto. Le esagerazioni laiciste sono nemiche della laicità che è basata sul massimo rispetto dei diversi sentimenti religiosi".

Federico Gorbi perciò conclude il suo intervento con un appello. "Pertanto, caro consiglio di istituto di Casalguidi, con rispetto, mi permetto di dirti "ripensaci": difendere una cerimonia religiosa del nostro Paese vuol dire difendere la matrice culturale cristiana e, quindi, la nostra identità nazionale".

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