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Pistoia, chiesti 12 rinvii a giudizio per lo scandalo dei cimiteri
Traffico di lapidi e salme smembrate, il pm ribadisce le accuse davanti al gup. Si costituiscono parti civili i familiari di due defunti i cui resti sono stati profanati
PISTOIA. Salme smembrate e in parte risepolte perché trovate non ancora completamente mineralizzate, resti umani non identificabili infilati nei sacchi della spazzatura e "parcheggiati" nel deposito cimiteriale, a volte mischiati con quelli di altri defunti, lapidi e arredi funebri riciclati e rivenduti a prezzi stracciati: al termine della sua requisitoria, il pubblico ministero ha ribadito la richiesta di rinvio a giudizio nei confronti dei 12 imputati che ieri mattina sono comparsi davanti al gup del tribunale al termine dell’inchiesta portata avanti dagli investigatori della sezione di pg della Guardia di finanza.
In udienza preliminare, operatori cimiteriali, imprenditori del settore e un ispettore del Comune (ex addetto ai controlli cimiteriali): in tutto sono 41 i capi di imputazione contestati loro a vario titolo, con reati che vanno dalla soppressione e distruzione di cadavere al peculato, dalla violazione di sepolcro all'abuso d'ufficio, dall'omessa denuncia al falso.
Imputato anche un assistente della Polizia municipale, ma unicamente per violazione di segreto d'ufficio e favoreggiamento: Antonio Baroncelli, 63 anni, avrebbe avvertito il titolare di un negozio di fiori che si trova all'ingresso del cimitero comunale principale di un'imminente ispezione da parte dei vigili urbani, invitandolo a rimuovere dal suo cortile le lapidi usate che secondo il pm provenivano dal riciclaggio.
Gli altri imputati sono Guido Tesi, ex dipendente dell’azienda ex assegnataria del servizio di gestione dei cimiteri, l'ispettore comunale Nicola Livi (accusato di abuso d'ufficio per aver comunicato a Tesi l'esistenza delle denunce e dell'inchiesta), altri sei operatori cimiteriali (Alessandro Tonini, di Pistoia; Diego Traversari, di Pescia; Giampaolo Chiesa, di Monsummano; Giovanni Matulli, di Pistoia; Saverio Folino, di Pistoia; e Francisco Mori, di Monsummano); Gerardo Delle Rose, titolare del negozio di fiori davanti al cimitero comunale; Paolo Pisaneschi, pistoiese, proprietario di due attività di marmista; Stefano Lupi, di Prato, anch'egli titolare di un'attività di rivendita lapidi.
Ieri mattina, in vista dell’eventuale processo, si sono costituite due parti civili per il risarcimento dei danni morali patiti: i familiari di due defunti le cui salme sono state profanate. Non si è invece ancora costituito parte civile il Comune di Pistoia: lo farà, in caso di rinvio a giudizio, in occasione dell’eventuale prima udienza del processo.
Ieri mattina, dopo il pm Fabio Di Vizio, hanno preso la parola gli avvocati difensori: tutti hanno chiesto il non luogo a procedere. Le arringhe degli ultimi due legali degli imputati sono previste nell’udienza del prossimo 15 maggio, quando dovrebbe arrivare anche la decisione del gup, Roberto Tredici.
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