Attenzione
Torna all’asta la Mas, chiusa da sei anni
Pistoia, il 24 marzo ennesimo tentativo di vendere l’ex stabilimento di Bottegone. Ma per bonificarlo servono oltre 3 milioni
PISTOIA. A giugno saranno sei anni che nessun lavoratore mette più piede nella Mas di Bottegone. Le strutture di quella che un tempo fu una delle fabbriche più importanti di Pistoia, con i suoi 176 dipendenti, sono da tempo vuote, inutilizzate. Martedì 24 marzo al Tribunale di Firenze andrà in scena l’ennesima asta per vendere i 20.000 metri quadri dell’area dello stabilimento di via Pozzo di San Sebastiano, ma è probabile che anche questa volta, come è già successo in un’altra mezza dozzina di casi, non si presenti nessuno. Si trascina così l’agonia di uno stabilimento che per tanti anni ha prodotto ricchezza ed è stato un punto di riferimento fondamentale per il paese di Bottegone, che vi è quasi cresciuto intorno. Il grande cubo bianco che svetta sui tetti delle case, acquista così l’aspetto del monumento funebre a quella che, fino alla fine del secolo scorso, era una delle zone più industrializzate di Pistoia .
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La Mas Italia srl, società proprietaria dello stabilimento, è in liquidazione dal giugno 2009. Lo stabilimento chiuse i battenti perché travolto dalla crisi dell’azienda madre, il gruppo Isola. Produceva laminati plastici per circuiti stampati. Dalla chiusura dei battenti, nel giugno 2009, l’odissea dei dipendenti durò oltre un anno, tra presidi, messe in fabbrica con il vescovo e visite di politici, anche di livello nazionale. Ma alla fine del 2010 terminò anche la cassa integrazione e i lavoratori dell’ormai ex Mas dovettero comunque trovarsi un altro lavoro.
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Furono, quelli, i mesi di un duro scontro tra i sindacati e i responsabili della liquidazione. «Noi – ricorda Daniele Gioffredi, Cgil – ritenevamo che il rinnovo della cassa integrazione, “agganciata” allo stabilimento, avrebbe incoraggiato acquirenti interessati a dare un futuro industriale all’area. Viceversa, sull’altro fronte si riteneva più opportuno liberare l’edificio dalla “zavorra” delle tute blu per meglio collocarlo sul mercato. Si è visto com’è andata a finire».
In effetti anche senza lavoratori, la Mas non ha attratto nuovi proprietari. Eppure ci si è provato: nel 2011 si sono svolte almeno tre aste, una nel 2013 e un’altra – l’ultima – a ottobre 2014. All’inizio si parlò molto dell’interesse di alcuni gruppi industriali, addirittura della costituzione di una “cordata pistoiese”. Ma tutto è finito nel nulla.
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E ora il liquidatore Massimo Innocenti, pistoiese, nominato nel 2012, attende l’esito dell’ennesima asta, fissata per il 24 marzo. Prezzo base di 1,3 milioni di euro, con rialzi minimi da 10.000 euro.
Ma quanto vale la Mas? A stimarlo, nelle carte della procedura, c’è sempre la perizia che nel 2009 firmò l’ingegner Mario Ciatti. E sfogliando quelle 20 pagine emerge uno dei motivi per cui la Mas non ha ancora trovato un nuovo padrone, nonostante l’ampiezza della superficie e la sua posizione, nel bel mezzo della piana pistoiese. La relazione Ciatti stima in 5,4 milioni di euro il valore dell’immobile di via Pozzo di San Sebastiano.
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Ma – aggiunge – quell’area ha accolto a lungo lavorazioni con prodotti chimici e reagenti pericolosi. Ci si aggiunga l’incidente del 1994, quando esplose il reattore di bromurazione: conclusione, occorre una integrale bonifica, per un costo stimato di oltre 3,2 milioni di euro. Insomma, il valore “netto” della Mas è stato calcolato sulla carta in 2,1 milioni di euro. Era il 2009; da allora la base d’asta, come detto, è scesa fino a 1,5 milioni di euro e finora non è bastato.
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