Il dolore
Si vive da sfollati in tempo di pace
Taniche d’acqua, congelatore in tilt e una serata che non passa mai
PISTOIA. Nella distesa di candele sul camino acceso a giornata per riscaldare una casa diventata gelata dopo due giorni e mezzo senza energia elettrica, si riconoscono quelle dipinte alle elementari dai figli decenni fa o i vari addobbi natalizi inutilizzati per anni. «Ormai non siamo abituati a stare senza corrente - spiega la signora Maria Luisa Ieri che dall’alba di giovedì mattina è stata al buio fino al tramonto di sabato - e non siamo preparati a queste emergenze». Chiesina Montalese, all’estremità del comune di Pistoia, pochi chilometri dalla città ma tra strade malridotte e buche, sembra di essere ai confini del mondo. Qui come in molti altre frazioni pistoiesi, da giovedì mattina poi, sembrava di essere dentro ad un paesaggio apocalittico con vasi, teli, tegole volanti, alberi secolari caduti in mezzo alle strade e un buio che dalla sera è sceso su decine di famiglie. «In questa strada la corrente è mancata a tutti fino a venerdì sera- continua - per noi il problema è stato più lungo perché il filo che collega la nostra casa al traliccio è stato rotto da un albero e quindi c’era un problema in più». In cucina, dopo 60 ore senza luce ed acqua corrente, lo scenario è quello di persone sfollate in tempo di pace. Due grosse stagne da 20 litri gentilmente donate dai vicini che riforniscono l’acqua per l’uso primario, una stesa di bottiglie ricaricate con l’acqua delle fontane del comune. Assenza di luce e acqua vuol dire non lavarsi, non sciacquare le stoviglie e le pentole per cucinare. Ma soprattutto non usare frigo e congelatore. In più le serate e soprattutto le notti al buio e al freddo, sono particolarmente lunghe. «La cosa più bella in queste ore- chiude la signora- è il ritrovato scambio e aiuto delle persone che abitano vicine. Aiuta a non sentirsi soli».
Elisa Pacini
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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