Il Tirreno

Pistoia

Il dolore per l’artigiano ucciso dal gas killer

di Tiziana Gori
Il dolore per l’artigiano ucciso dal gas killer

Silvano aveva acceso il generatore perché l’elettricità era interrotta Il fratello: siamo entrati rompendo una finestra ma per lui era troppo tardi

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PISTOIA. Mentre Valentina Cipriani, 42 anni, lotta ancora tra la vita e la morte all'ospedale Cisanello di Pisa, dov'è ricoverata in camera iperbarica, Tobbiana e Montale piangono la morte di Silvano Signorini, l'artigiano di 46 anni ucciso dalle esalazioni di monossido di carbonio nella sua villetta in via di Castagno, a Casore del Monte. Il corpo di Signorini e la compagna sono stati trovati nel primo pomeriggio di venerdì da alcuni parenti, preoccupati per l'assenza di notizie.

«Fino a lunedì (domani, ndr) - racconta uno dei fratelli di Silvano, Edo Signorini - non sapremo quando sarà possibile fissare la data dei funerali, il magistrato deve decidere se disporre l'autopsia o un esame esterno». Lo sguardo si perde nei monti circostanti, Edo Signorini si porta una mano sugli occhi. Una famiglia unita, quella dei Signorini. Nel piccolo borgo di Tobbiana, sulle colline sopra Montale, li conoscono un po' tutti. I genitori di Silvano Signorini, Siro di 92 anni e Annamaria di 84 anni, sono stati informati della perdita del figlio minore. Silvano era l'ultimo di 5 figli. Il fratello Gennaro e la sorella Marina, con le rispettive famiglie, vivono anche loro a Tobbiana. Gli altri due fratelli, Edo e Giuseppina, in paesi vicini.

«Me lo ricordo come un ragazzo molto legato alle sue radici - racconta Emilio Meoni, commesso al negozio Conad - Lo chiamavano "il vichingo" per i capelli biondi, la barba, e gli occhi azzurri. Un ragazzo simpatico, che quando si apriva era anche molto buffo. Ma non era un chiacchierone, non frequentava bar e circoli».

Il suo lavoro, la compagna, la passione per la pesca. E la caccia, coltivata coi fratelli. «I monti qui intorno li abbiamo battuti tutti», dice Edo Signorini. I tre fratelli gestiscono un'officina in via Livorno, a Montemurlo. L'azienda opera nel settore metalmeccanico, si occupa della lavorazione di lamiere conto terzi e taglio tubi. È intestata al fratello maggiore, Gennaro, ma tutti e tre i fratelli vantano un'esperienza ultraventennale nel settore. Silvano lavorava soprattutto in ufficio, occupandosi della parte amministrativa. Era atteso al lavoro anche venerdì. Si era infortunato poche settimane prima nei lavori di ristrutturazione della villetta, e doveva usare le stampelle. A Montemurlo lo accompagnava Valentina, ma quella mattina nessuno li ha visti. «Ancora non avevano il telefono fisso - spiega Edo Signorini - abbiamo provato a chiamarlo al cellulare verso le nove. Poi verso le nove e mezza, ancora niente. Poco prima di mezzogiorno ci siamo messi in contatto coi parenti di Valentina, neanche loro avevano notizie e abbiamo deciso di andare alla villetta». Per primi sono arrivati la sorella di Valentina Cipriani con il marito. Sono entrati rompendo il vetro di una finestra, e appena dentro hanno fatto la tragica scoperta: per Silvano Signorini non c'era più niente da fare, la compagna versava in gravissime condizioni. Subito dopo sono arrivati anche i fratelli di Signorini. «Silvano - spiega Edo - aveva comprato un generatore per sviluppare l'elettricità». Funzionava con un comune motore a scoppio, a benzina, ed era stato lasciato incautamente all'interno del locale che ospita la caldaia a legna. I gas di scarico, una volta saturata la stanza, sono saliti ai piani superiori attraverso le canalette di forassite in cui, all'interno del muro, passano i fili elettrici che raggiungono ogni stanza.

«Mio fratello - prosegue Edo Signorini - era poco distante da letto. Probabilmente si era svegliato, sentendosi male, e stava provando a raggiungere il bagno. Sono andato da Valentina, lei era ai piedi del letto, stringeva i denti, non rispondeva. Ho provato a rianimarla ma non ce la facevo». Edo è uscito dalla casa, in preda a una comprensibile angoscia. «Non c'era segnale, ho fatto una corsa... Avrò corso almeno 300 metri, fino ad un bar. Sono entrato urlando, ho dato l'allarme». Sul posto sono arrivati i soccorsi, insieme ai carabinieri e ai vigili del fuoco. La causa della tragedia è stata ben presto individuata nel generatore, da cui si era sprigionato il gas letale. Morti anche 5 dei 9 cagnolini presenti nella villetta. Sono sopravvissuti solo quelli più piccoli, tenuti in vita con l'ossigeno dai vigili del fuoco e poi portati al Rifugio del cane di Pistoia.

Dal paese natio di Tobbiana, Silvano Signorini si era trasferito a Montale, in via Pietro Nenni, nel 1996. Da qualche anno aveva manifestato alla famiglia l'intenzione di spostarsi in un posto più tranquillo. «Quella villetta l'ha fatta ristrutturare con tutta la passione possibile. Era contento di essere andato ad abitare lì (a gennaio 2015, ndr). Non gli pesava - dice il fratello - fare mezz'ora in più di macchina per venire al lavoro». La tempesta di vento li aveva praticamente tagliati fuori dal mondo da mercoledì notte. La strada era interrotta da decine di alberi schiantati sulla carreggiata, c'era il black out per i guasti sulle linee elettriche, e il segnale telefonico andava e veniva sul crinale tra la Valle del Vincio e Femminamorta. Pensavano di essere comunque tranquilli, grazie al gruppo elettrogeno, ma è stato proprio quel generatore a causare la tragedia.

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