Il Tirreno

Pistoia

Dramma all’asilo

I genitori di Mattia non si arrendono: no all’archiviazione

I genitori del piccolo Mattia con uno dei loro legali
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I genitori del piccolo Mattia con uno dei loro legali

Pistoia, i legali della famiglia del bimbo morto dopo il malore all’asilo chiedono l’imputazione coatta per le tre maestre indagate

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PISTOIA. Lo avevano annunciato all’indomani della richiesta presentata dalla procura: non si sarebbero arresi. E così è stato. Hanno presentato opposizione alla richiesta di archiviazione del caso i genitori del piccolo Mattia Pierinelli, il bimbo morto il 7 dicembre 2009, cinque giorni dopo che si era sentito male mentre si trovava all’asilo nido comunale Lago Mago di Pistoia.

Convinti che – come scritto nero su bianco dai loro periti di parte e nella sentenza del giudice civile che li ha risarciti – sia possibile circoscrivere lo scuotimento fatale all’orario in cui il loro figlioletto si trovava già all’asilo, Riccardo Pierinelli e la moglie Caterina Innocenti hanno depositato in tribunale un’istanza in cui chiedono che il giudice delle indagini preliminari, Patrizia Martucci, imponga al pubblico ministero titolare dell’inchiesta, Claudio Curreli, di redigere un’imputazione coatta e chiedere il rinvio a giudizio delle tre maestre indagate per il reato di omicidio colposo.

In subordine, sempre attraverso i loro legali, chiedono al gip di ordinare al pm un supplemento di indagine: una nuova audizione del consulente di parte della famiglia, nonché quella di due nuovi specialisti (un neuroradiologo infantile e un esperto della Sbs, la Sindrome del bambino scosso) per un’ulteriore lettura delle tac eseguite sul bimbo durante i giorni di ricovero all’ospedale pediatrico Meyer di Firenze.

Nei prossimi giorni il gip esaminerà le richieste di pm e legali della famiglia e fisserà la data dell’udienza in cui le parti illustreranno le proprie motivazioni. Quindi deciderà se archiviare oppure disporre l’imputazione coatta o un supplemento di indagine.

Nelle proprie motivazioni il pm Curreli aveva spiegato come l'impossibilità di individuare, con il necessario grado di certezza o di elevata probabilità, il momento dello scuotimento, impediva di esercitare l'azione penale sia nei confronti delle tre maestre indagate sia nei confronti di coloro che erano stati in compagnia del bimbo nelle ore precedenti il suo ingresso all'asilo (la madre e la nonna), “essendo oltremodo chiaro che tale esercizio può avvenire solo in presenza di una chiara responsabilità individuale e che nessun contributo ulteriore potrebbe essere fornito da un ipotetico dibattimento”.

Nella loro consulenza, infatti, i tre periti nominati dal gip nell’ambito dell’incidente probatorio disposto su richiesta dello stesso pm, collocano l’episodio di scuotimento tra le 7 e le 11 della mattina in cui Mattia entrò in coma all'asilo, con la possibilità di estendere tale spettro a qualche ora precedente.

I genitori di Mattia sono convinti invece che la verità sia nella perizia che ha portato, lo scorso ottobre, alla sentenza del tribunale civile, che ha condannato il Comune a un risarcimento di 800.000 euro per omessa vigilanza: lo scuotimento, hanno scritto i due luminari del Pediatrico di Genova, avvenne mentre il bambino si trovava all'asilo.

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di Redazione web