Italia
Colpo alla stagione, la Montagna pistoiese soffre
Clienti in fuga e merce buttata via, gli imprenditori lamentano danni per centinaia di migliaia di euro. "Serve una riflessione con le compagnie elettriche"
CUTIGLIANO – Mentre Enel è ancora intenta a ripristinare la corrente elettrica, gli imprenditori turistici della Montagna pistoiese fanno i conti coi danni subiti per il blackout prolungato fino a 72 ore consecutive. A rimetterci, nel cuore della stagione invernale, sono stati soprattutto gli imprenditori turistici di Cutigliano e, in parte, di San Marcello. Tanti i turisti, individuali e scolaresche, che giovedì hanno rimpacchettato in fretta e furia i bagagli e se ne sono tornati a casa, rinunciando ad una vacanza ma ottenendo in cambio luce e riscaldamento, comodità di cui oggi è difficile fare a meno.
“Avevamo in albergo una scolaresca con 48 studenti ed insegnanti da Pisa – spiega Marco Ceccarelli di Doganaccia 2000 che gestisce l’hotel Villa Basilewsky di Cutigliano – abbiamo fatto il possibile per alleviare il disagio, cercando di procurare alcune alternative al loro programma che prevedeva le lezioni di sci e di intrattenerli in albergo. Ma dopo un certo numero di ore è comprensibile che la gente si stanchi di stare senza luce e senza riscaldamento, specie una scolaresca. Così se ne sono andati”.
Lo stesso è accaduto a Luigi Innocenti, titolare della celebre trattoria da Fagiolino di Cutigliano, mentre l’hotel Cacciatore, dove alloggiavano 60 studenti, ha dovuto barcamenarsi con un generatore. “Avevo alcuni turisti nelle camere – spiega Innocenti – ma sono ripartiti il pomeriggio stesso dell’arrivo. Per i ristoranti si tratta di danni enormi: migliaia di euro di prodotti nel congelatore da buttar via. Non ricordo una situazione simile in sessant’anni”.
“Eravamo arrivati questa mattina – ci ha detto una famiglia di Livorno– ma abbiamo deciso di ripartire. Abbiamo una figlia piccola, non ce la sentiamo di dormire al freddo e senza telefoni. Dovesse succedere qualcosa come facciamo?”. Danni enormi anche per i bar e i ristoranti, costretti alla chiusura o all’attività ridotta e a buttar via la merce deperita, come pure le aziende di conserve e i negozi di generi alimentari. “Siamo allo stremo – spiegano dal bar di Spignana – un intero paese senza corrente da tre giorni e nessuno ci dice quando tornerà. Intanto la merce che avevamo in freezer è da buttare”.
Il blackout ha costretto ad uno stop forzato anche gli skilift della Doganaccia per oltre un giorno, mentre la funivia da Cutigliano è rimasta ferma per due giorni e mezzo. Migliaia di euro di danni e mancati introiti per il sistema economico montano, oltre al danno di immagine. Ad Abetone la seggiovia Ximenes è rimasta ferma anche ieri dopo che due faggi sono caduti sulla sua linea giovedì mattina.
“Credo che questa esperienza – spiega Andrea Formento, direttore di Federfuni Italia e consigliere delegato di Confindustria– debba farci riflettere su quanto la corrente elettrica sia diventata imprescindibile. Avevamo già assistito ad un caso simile in Alta Italia. Credo che, passata l’emergenza, sia opportuno aprire una riflessione con le compagnie elettriche per trovare delle soluzioni, come cavi interrati e collegamenti fra le centrali, affinché il sistema non si blocchi per giorni in caso di nuovi casi simili. Occorre mettere a punto anche una serie di interventi di taglio delle piante entro una certa fascia per mettere in sicurezza le linee degli impianti di risalita”.
“Anziché nel 2015 mi sembra di vivere nel medioevo – commenta Giuliano Tonarelli, albergatore di Cutigliano - la cosa più ridicola è che lungo i nostri torrenti ci sono una decina di centrali idroelettriche che producono corrente che viene convogliata verso la piana. Possibile che nel 2015 non ci sia ancora un sistema per allacciarci a tali linee in caso di emergenza?”.
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