Il Tirreno

Pistoia

Diffamazione su facebook, denunciate

Tiziana Gori
Giuseppe Ferraro, sostituto commissario della Polizia postale (foto Gori)
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Giuseppe Ferraro, sostituto commissario della Polizia postale (foto Gori)

Allevatori di cani bassotto sporgono denuncia contro due sessantenni per commenti “salati” su fb

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PISTOIA. Denunciate per diffamazione dopo commenti ritenuti offensivi su facebook. Non adeguati e non corrispondenti al vero, secondo i proprietari di un’attività imprenditoriale le critiche avanzate sul social da due sessantenni nei confronti del loro allevamento di cani bassotto. Un confronto sulla gestione degli animali che si è via via inasprito, con accusa da parte delle due signore molto dirette nei confronti dei due soci, titolari di un allevamento nel Pistoiese, di 30 e 35 anni. «Voi non sapete - avrebbero scritto nella sostanza le due donne, una di Modena e l’altra di Pisa - gestire l’allevamento e tenere gli animali». Considerata l’ampia diffusione del social, i due si sono sentiti lesi nella loro immagine di imprenditori ed è così che la discussione si è concretizzata in una denuncia alla Polizia postale di Pistoia.

«Il reato di diffamazione, definito dall’articolo 595 del Codice penale, prevede pene da 6 a 3 anni», ricorda il sostituto commissario Giuseppe Ferraro. Il primo comma regola i casi di diffamazione più lieve (da 6 mesi a un anno), il secondo comma la diffamazione circostanziata (da 6 mesi a 2 anni), il terzo comma la diffamazione compiuta attraverso mezzi ad ampia diffusione. È questo il caso compreso nella denuncia dei due allevatori, con le due signore che, se il giudice ritenesse davvero i loro commenti improvvidi e lesivi, potrebbe comminare pene da 6 mesi a 3 anni.

La Polizia postale ha denunciato la scorsa settimana 6 persone. Oltre alle due sessantenni, tre denunce hanno riguardato di nuovo truffe legate all’e-commerce. Un 32enne russo che risiede a Ponte Buggianese ha ricaricato con 100 euro una poste pay, attraverso la quale pensava di versare una caparra per bloccare l’acquisto tramite il sito Subito.it di un’auto di marca Golf. «Auto datata, di qualche anno, per la quale gli veniva chiesto un importo di 1.200 euro. Il presunto venditore ha detto che per fermare l’auto era necessario versare una caparra. Ma dopo aver ricevuto i soldi è sparito. Le indagini della Postale hanno permesso di risalire a un 50enne di Padova con precedenti specifici in materia.

Un 48enne quarratino ha versato 321 euro per l’acquisto di un tablet tramite E bay. «Ha versato la cifra - spiega Ferraro - sopra un (apparente) conto corrente bancario, il cui Iban era in realtà riconducibile ad una carta poste pay Evolution. In pratica una carta che ha due numeri: uno con 16 cifre uno alfanumerico con 27 cifre, come l’Iban, per effettuare anche bonifici. Dopo aver ricevuto la somma, la 28enne napoletana che aveva condotto la trattativa, si era dileguate».
Nel terzo caso di truffa e-commerce la Postale ha denunciato un 58enne di Pistoia. «Ci è arrivata una delega dalla Procura sulla scorta di un’indagine svolta dai carabinieri di Altavilla Milicia, in Sicilia. Il 58enne, con diversi reati in materia, aveva messo un annuncio su Subito.it per la vendita a 300 euro di cerchi in lega».
Il consiglio? «La trattativa - dice Ferraro - dovrebbe andare avanti solo se si conosce l’interlocutore, e se non vengono chieste garanzie sotto forma di denaro. Meglio sempre comprare soldi alla mano, o tramite contrassegno o pay pall. In quest’ultimo caso c’è da pagare una piccola provvigione, ma un sistema ancora abbastanza protetto».

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