Toscana
Per la morte di Franco Ballerini Aci pronto a risarcire la famiglia
Alla vigilia dell’udienza preliminare in tribunale contro otto imputati accusati di omicidio colposo si va verso l’accordo con l’Automobile club d’Italia, citato in giudizio come responsabile civile
PISTOIA. L'Automobile club d'Italia è pronto a risarcire i familiari di Franco Ballerini, il campione di ciclismo morto in un incidente durante il Rally di Larciano, il 7 febbraio 2010.
Citato in giudizio in veste di responsabile civile davanti al gup del tribunale, nell'ambito del procedimento che ha portato all'udienza preliminare otto imputati di omicidio colposo, l'Aci sta infatti raggiungendo un accordo con i legali della moglie e dei figli del compianto ct azzurro delle due ruote. E proprio per questo, per consentire di arrivare alla definizione dei particolari, l'udienza prevista per giovedì mattina, nella quale avrebbe dovuto iniziare la discussione, è stata rinviata al 7 maggio.
E a quella data sembra scontato che gli imputati – forti anche dell'eventuale attenuante dell'avvenuto risarcimento del danno – chiederanno di essere processati per rito abbreviato direttamente davanti al gup, Alessandro Buzzegoli, allo stato degli atti.
Una decisione, quella di arrivare ad un risarcimento extragiudiziale, che arrivata dopo l'esame, durante la precedente udienza, della super-perizia portata a termine dai consulenti del gup, chiamati a chiarire le cause della morte di Franco Ballerini.
Il ct della nazionale di ciclismo, mentre faceva da navigatore all'amico pilota Alessandro Ciardi, perse la vita sull'auto che si schiantò sul muro di una villetta in località Casalvento, durante una prova speciale del rally a cui i due stavano partecipando. Mentre Ciardi sopravvisse all'impatto e se la cavò con una frattura del bacino, Ballerini fu ucciso da una frattura al cranio, provocata - hanno detto le perizie - dal collare di sicurezza.
Il processo ruota tutto attorno a questo dispositivo, il collare "Hans" (acronimo per "Head And Neck Support", cioè Supporto per testa e collo). Proveniente dal mondo della Formula 1, serve ad evitare al pilota movimenti eccessivi della testa in caso di urto frontale. Il comitato esecutivo dell'Aci Csai lo rese obbligatorio anche per i rally dal 1º gennaio 2010, cioè poche settimane prima dell'incidente.
Secondo l'accusa e le parti civili, la tragedia sarebbe stata causata quindi dall'introduzione dell'obbligatorietà del collare senza che venissero dettate delle norme precise sul suo utilizzo a bordo delle auto da rally, strutturalmente ben diverse da quelle di Formula uno: la perizia ha evidenziato come le cinture di sicurezza fossero troppo lunghe e troppo laterali per riuscire a tenere nella giusta posizione il collare.
Secondo i difensori, invece, il collare avrebbe assolto pienamente alla sua funzione se fosse stato posizionato nel modo corretto: un errore di utilizzo avrebbe perciò causato la morte.
Ad essere imputati di omicidio colposo sono il presidente federale dell'Aci-Csai all'epoca dei fatti, Angelo Sticchi Damiani, 68 anni, di Lecce, e sei dei sette membri del Comitato esecutivo (il membro non indagato era assente il giorno della decisione) che decisero di rendere obbligatorio, dal gennaio 2010, l'utilizzo del collare Hans nei rally: Mario Colelli, 76 anni, di Brindisi, Innocenzo De Sanctis, 75 anni, di Rieti, Raffaele Giammaria, 37 anni, di Civitavecchia, Bruno Longoni, 78 anni, di Carate Brianza, Oronzo Pezzola, 60 anni, di Fasano, Adriano Baso, 64 anni, di Verona.
Il pm Luigi Boccia ha chiesto anche il rinvio a giudizio di Riccardo Heinen, 67 anni, di Montecatini, titolare della PromoGip e organizzatore del rally, e quindi primo responsabile della sicurezza: avrebbe omesso di segnalare una fossetta pericolosa nel punto dell'incidente e di proteggere il muro su cui si schiantò l'auto con a bordo Ballerini.
Massimo Donati
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