Gioco
Tac urgente a Pistoia tra un mese. Anzi, domani.
La vicenda dell’ex segretario Pd Paolo Bruni alla ricerca di un esame per l’anziana madre. A pagamento tutto risolto in 72 ore. Lettera alla Regione: "Caro Rossi, questa è una storia amara"
PISTOIA. Un mese di attesa per una Tac richiesta come "urgente" da un medico di Careggi. E di fronte all'interessato che grida su Facebook la sua rabbia e frustrazione, l'Asl 3 prima conferma la "congruità" dell'attesa per il caso in questione, poi fa marcia indietro e fissa per mercoledì 4 marzo il sospirato esame.
E' a dir poco singolare la vicenda che Paolo Bruni, dipendente AnsaldoBreda, ex consigliere comunale ed ex segretario provinciale e comune del Pd, ha raccontato quasi minuto per minuto, tra venerdì 27 febbraio e martedì 3 marzo sul suo profilo Facebook. Una vicenda che ancora una volta porta alla ribalta della cronaca il problema delle lunghe liste di attesa per gli esami diagnostici all'Asl 3.
“Caro Presidente, voglio raccontarti una storia sul sistema sanitario della nostra bellissima Toscana. Una storia che non vuole fare di tutta l’erba un fascio. Una storia amara che conferma quanto ancora ci sia da fare per rendere efficente il sistema delle prenotazioni degli esami e delle relative liste d’attesa”.
Cominciava così la lettera che Bruni aveva indirizzato, lunedì 2 marzo, al presidente della Regione Enrico Rossi per protestare contro quello che gli stava avvenendo. E la storia che Bruni raccontava era quella di sua madre ultraottantenne, che dopo un esame a Careggi, scopre di aver bisogno di una Tac addome in seguito all’innalzamento di un “marcatore tumorale”. Una richiesta che il medico, professore chirurgo a Careggi, marca come “urgente”. Ma invece che in pochi giorni, l’Asl chiederà a Bruni di attendere fino al 24 marzo per l’esame. Così, con rabbia e amarezza, Bruni si rivolge ad una struttura privata, l’Istituto radiologico toscano, che gli fissa l’esame per tre giorni dopo. Un’attesa di 72 ore soltanto, che però costano 282 euro. Ma dopo ripetute telefonate al nuovo Numero Verde della Regione e alla stessa Asl, il colpo di scena finale: il posto che non c'era fino al 24 marzo, improvvisamente spunta fuori, a Pescia, per il 4. La domanda è ovvia: e se Bruni non avesse passato al telefono ore intere negli ultimi giorni? Se non avesse sollevato il caso su Facebook? Se la sua mamma fosse stata da sola, come accade a tanti anziani?
Nella lunga lettera indirizzata al presidente Rossi, Paolo Bruni aveva spiegato nel dettaglio la vicenda sua e di sua madre. La visita a Careggi è del 24 febbraio, il giorno dopo il Cup dice che le Tac urgenti vanno fissate direttamente alla radiologia dell’ospedale. Bruni si reca al San Jacopo e chiede l’esame. Il giorno dopo, per telefono, arriva l’appuntamento: 24 marzo. “Un pò sorpreso e incredulo – spiega Bruni nella lettera – il figlio dice: Ma è sicura? Mi sembra un po’ lontana come data. Prima non abbiamo posto, mi dispiace, è la risposta. Bruni è al lavoro, ma si sfoga su Facebook, raccontando la vicenda. In tanti gli rispondono, qualcuno gli consiglia di rivolgersi al nuovo Numero Verde messo in funzione dalla Regione proprio per i problemi delle liste di attesa.
Bruni racconta di averci provato venerdì 27 febbraio alle 14 e di aver ottenuto l’assicurazione dall’operatrice che l’Asl 3 l’avrebbe a breve richiamato. Cosa che avviene: Bruni si sente però dire che, essendo ormai venerdì, bisognerà attendere lunedì mattina per riparlarne. Il problema è che lunedì non richiama nessuno. E vanno a vuoto anche i tentativi di Bruni con l’Asl. Risponde, invece, il numero verde regionale, per informare il sempre più arrabbiato Bruni che “quel tipo di esame non è coperto dal servizio del Numero verde”, nonostante la collega del venerdì precedente avesse detto il contrario.
Bruni riprova tre volte con il numero dell’Asl, inutilmente. Alle 16 si decide a chiamare un istituto privato e ottiene subito (a pagamento) l’esame per tre giorni dopo. Solo martedì 3 marzo, infine, Bruni riceve notizie dall’Asl: i tempi di attesa per l’esame di sua madre – dicono – sono stati valutati come congrui. Un giudizio espresso, sottolinea Bruni, senza aver visitato la donna né visto le sue cartelle cliniche. “Noi siamo fortunati – conclude – abbiamo dei maghi!”
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