Sicurezza
Costretti a scegliere un’altra scuola
Pistoia, madri amareggiate per i figli esclusi dalla graduatoria della Collodi
PISTOIA. Avevano iscritto i figli alla scuola elementare Collodi, ma alla fine non sono rientrate nella graduatoria. «Vogliamo una soluzione, e parliamo a nome di tutti quei genitori i cui figli sono stati rifiutati. Non è giusto» lamentano adesso, arrabbiate e amareggiate, due madri per le quali l’istituto di via della Costituzione ha chiuso le sue porte. A dare loro minori punteggi, nonni che non abitano e genitori che non lavorano vicino alla scuola, mancanza di eventuali fratelli nello stesso istituto, la mancata provenienza da una materna collegata alla stessa Collodi.
«Siamo molto deluse, ci avevano detto che non avrebbero rifiutato nessuno – lamentano Maria Teodorescu e Monica Goch – I nostri bambini saranno inseriti alla Galilei, al Belvedere, dall’altra parte della città. La Collodi era stata scelta proprio per comodità, molto vicino a dove abitiamo noi. È un grosso problema portare i figli in una scuola così lontana».
In tutto sono sette i bambini che sono rimasti fuori e che saranno poi smistati in altri istituti.
«Io abito in via Erbosa, lavoro in Sant’Agostino, alla Sirtam, un’azienda di pulizie, e guadagno 320 euro al mese – spiega Maria Teodorescu – Non ho la macchina e mio marito lavora ad Agliana. Io e mio marito avevamo scelto una scuola a tempo pieno perchè non possiamo permetterci una babysitter: chi starà con mio figlio quando uscirà da scuola all'ora di pranzo? Non è giusto dover attraversare tutta la città per permettere un’istruzione a mio figlio, non è giusto che il bimbo arrivi già stanco a scuola. Quando ci hanno presentato l’istituto ci avevano detto che esisteva la possibilità di fare una terza classe: perché allora non farla? Ci avevano detto di non preoccuparci, perché non avrebbero rifiutato alcun bambino. Adesso invece hanno fatto solo due classi, una di 24 alunni ed una di 25. Perché non fare tre classi con meno bambini, permettendo così un insegnamento migliore e dando anche lavoro a qualche maestra in più?».
«Nel mio paese facevo l’insegnante – continua Maria – Sono qui in Italia da vent’anni, mio figlio è nato qui, abbiamo qui la nostra vita. I nostri diritti sono gli stessi di tutti gli altri».
Alessandra Tuci
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