Breda venduta a Hitachi, lavoratori tra incertezza e preoccupazione
Le voci all’uscita dal lavoro: perso un altro pezzo d’industria italiana, politici incapaci Fontana (Rsu): rischi di esuberi soprattutto tra gli impiegati, chiediamo garanzie
PISTOIA. All’uscita dai cancelli dell’AnsaldoBreda di via Ciliegiole, incertezza e preoccupazione per gli operai e gli impiegati del gruppo ferroviario pistoiese napoletano. Nel giorno della firma dell’accordo tra Finmeccanica e Hitachi per la cessione dell’azienda, una dopo l’altra le tute blu tornano dalle loro famiglie con un corale «no comment».
«Non sappiamo niente, quindi – dicono – è inutile anche parlarne». Dentro però, spiega un operaio, c’è grande preoccupazione. «Non abbiamo garanzie. L’unica cosa certa – dice Andrea Manicotti, in Breda da quasi vent’anni – è che abbiamo perso un altro pezzo di Italia per colpa di questi “politici”».
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Il passaggio ai giapponesi è stato, ovviamente, «il tema caldo della giornata». «Ma – sottolineano fuori dai cancelli – le nostre sono solo chiacchiere basate su voci di corridoio, perché siamo quelli più all’oscuro di tutti. A Roma sanno sicuramente già ogni cosa, da tempo. Noi no però».
«Il rischio – spiega Marco Fontana, Rsu AnsaldoBreda – è sul settore impiegatizio, anche se non conosciamo ancora i dettagli del piano industriale. Da ciò che sappiamo, sono stati annunciati esuberi su almeno 130 persone negli stabilimenti AnsaldoBreda. Le criticità andranno affrontate in questi giorni a livello nazionale, negli incontri tra Moretti e i sindacati. La scelta del governo di cedere totalmente il settore – continua il delegato degli impiegati - è scellerata. L’Italia sicuramente perde un treno. Al momento – ribadisce Fontana – i timori maggiori sono legate al mondo impiegatizio. Occorre ripartire alla svelta con le commesse».
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«Le preoccupazioni – spiega inoltre Riccardo Volpi, Rsu – derivano dalle incertezze. Questa potrebbe essere un’opportunità oppure uno scarica barile». «Purtroppo – commenta il segretario Fim Cisl, Jury Citera – un altro pezzo d’industria italiana se ne sta andando. Stiamo pagando le scelte scellerate di Finmeccanica e della politica. Noi non siamo affezionati al nome ma al lavoro. Ciò che vogliamo sono garanzie per l’occupazione, il prodotto e l’indotto». Intanto dentro lo stabilimento pistoiese, il clima è segnato dall’attesa.
«Ormai – dicono i pochi operai che non si congedano con un no comment – siamo abituati all’incertezza. Siamo assuefatti. È una condizione che ci portiamo dietro da anni». «La paura più grande è che ci mandino a casa – dice Manicotti – Questo metterebbe in ginocchio un’intera città. Il salto nel privato rappresenta sicuramente una grande incognita e per ora a Pistoia non sappiamo niente. Aspettiamo di essere informati dai sindacati nazionali. Ma anche lì ormai ci sono politici e si fa ciò che decide l’azienda».
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«Non potranno mai fare a meno di noi – gli fa eco un altro operaio – I posti di lavoro non saranno toccati. Chi glieli fa poi i treni? Qui ci sono le maestranze, e questo basta come garanzia. Per imparare, per capire il mestiere, ci vogliono almeno dieci anni». Ma poi dice: «Tanto a me non importa molto, ho già pronta la valigia per andarmene all’estero, in Germania, se qui dovesse andarmi male».
La storica vendita della principale azienda industriale ad un gruppo straniero ha ovviamente suscitato molti commenti e dichiarazioni. Il sindaco Samuele Bertinelli ha voluto ribadire la propria volontà di vigilare sulle garanzie per l'occupazione e per gli investimenti sullo stabilimento di Pistoia.
Senza incertezze il giudizio della presidente dell'Associazione industriali di Pistoia Federica Landucci: l'accordo con Hitachi è una sfida importantissima e affascinante.
Commenti anche da monsignor Tardelli e da esponenti del Pd. Da parte sua il vescovo Fausto Tardelli ha ammesso che è difficile accettare la scelta di Finmeccanica di tenere la produzione di armi, ma cedere quella dei treni. Comunque l'arrivo di Hitachi ha scongiurato una potenziale crisi e sostenere il lavoro è sempre una scelta giusta. Soddisfatta la valutazione del segretario regionale Pd Dario Parrini e dei parlamentari Caterina Bini ed Edoardo Fanucci. Aprendo le porte a Hitachi, questo il senso dell'intervento, AnsaldoBreda e Pistoia dimostrano di essere aperti al mercato e alla concorrenza internazionale.
Sul fronte politico opposto, Alessandro Capecchi (Pistoia Domani) punta il dito contro la sinistra e i sindacati che negli anni passati avevano lottato duramente contro l'ipotesi di arrivo di gruppi stranieri ed oggi, che al governo c'è un premier Pd come Matteo Renzi, nessuno scende in piazza. "L'avesse fatto Berlusconi..." è la conclusione.
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